Sporcizia e bivacchi nel quartiere dei Colli

18 Ottobre 2021

Fontane secche e piene di rifiuti, strade dissestate. I residenti: questa zona della città è trascurata

PESCARA. A secco l’ottocentesca fontana “de li cinque cannill” in Largo Madonna, ai Colli. Nel fondo delle antiche vasche sono spesso depositati piatti e bottiglie, come fossero acquai di casa: resti di bagordi serali nella zona di fronte alla basilica dei Sette Dolori.
Le mura di mattoni della monumentale opera, fatta costruire nel 1882 dal sindaco Leopoldo Muzii, restaurate anni fa, sono avvolte da un velo di ragnatele e attraversate dalle lucertole.
Il coprifuoco scende alle 9 di sera sui giardinetti che guardano alla basilica. E comincia «la notte dei bivacchi, degli schiamazzi e delle risse, ci vorrebbe un vigile di quartiere» dichiara al Centro in viaggio lungo le vie del quartiere («che gridano vendetta» dice un passante) chi da quelle parti abita e lavora. Al risveglio i residenti della zona trovano, accanto alla panchina di cemento scarabocchiata, un tappeto di sporcizia, cartacce, bottiglie stappate e un fetore insopportabile. Ieri mattina una borsetta era depositata ai piedi di un albero, la terra disseminata di grattini delle lotterie. Sporcizia e incuria a due passi dal santuario dei Colli.
I bagni, che il quartiere a gran voce aveva richiesto anni fa sotto ai giardinetti, sono murati. Una vecchia sedia sparisce e ricompare accanto alla parete cementata. «Ogni città col santuario ha i bagni, anche a pagamento»rileva Davide Di Silvestre, titolare col fratello Dario, della storica barberia all’angolo di via del Santuario che fu di Leondino Fabiani, «non è concepibile che non ci siano toilette dove c’è turismo e nel rione storico del mercato, che si è spostato su via Di Sotto. Bravi i pensionati del quartiere che ripuliscono i giardinetti», stretti tra le varie attività commerciali del borgo, dal fornaio ai bar, tabacchi e pizzerie.
Uno strato di fogliame ricopre i 14 scalini che conducono ai giardini di Largo Madonna che «i bambini utilizzano come trampolino di lancio in sella alle bici, dopo aver preso la rincorsa da via Cecamore» riferisce Dante, dipendente comunale in pensione, che riposa sulle panchine e ogni giorno ne vede di cotte e di crude. Gli duole il cuore pure per quella fontana circolare che dal 1958 riceve le acque delle sorgenti del Giardino: «É sempre sporca, uno schifo». Al bar del Santuario, Serrano Capodicasa sollecita il Comune «alla potatura degli alberi e alla pulizia dei tombini intasati dalle foglie secche». Con scopa e paletta si pulisce il marciapiede anche l’edicolante Lina. Walter, un residente, annota: «Troppe buche». In una, di fronte al convento dei frati, quasi ci cade dentro Maria Petrella. Silvano Anelli, titolare della funeraria La Pace, punta l’indice contro le aiuole ormai brulle: «Gli anziani ci inciampano». Lì vicino, Angela Faieta, titolare del bar New York («il ritrovo del ciclista Fabio Taborre») col figlio Gianluca, pensa «a feste di quartiere, verde e fiori per ravvivare il borgo». Marina Giordani, titolare dello studio calcografico Urbino e fondatrice dell’associazione “La città ideale” suggerisce «la pedonalizzazione di Largo Madonna per creare un borgo a misura di bambino, e un parco. I parcheggi? Meglio sotterranei». La realtà è, invece, «dissesto stradale, segnaletica sbiadita e trasporti irregolari. Servirebbe anche una postazione taxi».