Sport, Marsilio e Liris difendono l’ordinanza: è questa e resta così

Contrasti vietati nel calcio e basket con i guanti: Malagò chiama il governatore per complimentarsi «Ho telefonato anche a Gravina e Oddo. Abbiamo rimesso in moto un settore che era agonizzante»
L’AQUILA. «Questa ordinanza ha avuto un effetto molto positivo e molte Regioni seguiranno il nostro esempio. I cittadini abruzzesi possono ricominciare a fare sport, ad avere un atteggiamento di maggiore apertura e serenità verso il futuro e spero che le nostre disposizioni possano essere non solo mantenute ma anche incrementate». Marco Marsilio non solo difende dalle critiche e dalle ironie sui social il provvedimento con cui ha disposto la riapertura dei centri sportivi, ma rilancia rivendicando il decisionismo della Regione in contrapposizione all’attendismo del governo. «Abbiamo fatto la scelta giusta», ha detto in conferenza stampa il governatore, affiancato dall’assessore regionale allo Sport Guido Quintino Liris. «Abbiamo rimesso in moto un settore che rappresenta una porzione importante dell’economia regionale e che dopo tre mesi di stop era agonizzante».
L’ORDINANZA E LE CRITICHE. L’ordinanza aveva suscitato perplessità e ironie perché ha consentito, prima ancora che vi fosse un intervento normativo da parte del governo, la ripresa, a livello amatoriale, di alcuni sport (calcio, basket, pallavolo e beach volley) e, soprattutto, per via di alcune linee guida: è consentito il tocco del pallone con le mani solo ed esclusivamente se muniti di guanti, sono vietate le scivolate e la marcatura a uomo, il pallone può essere recuperato solo tramite intercetto e non tramite il contrasto. Ad esprimersi negativamente erano stati anche il presidente della Figc Gabriele Gravina («Non riscriviamo le regole del calcio») e il campione del mondo nel 2006 Massimo Oddo («Con queste prescrizioni diventa impossibile giocare»).
«POLEMICA COSTRUITA». «Ho sentito sia Gravina che Oddo, le cui affermazioni sono state usate per costruire una polemica che non esiste», ha commentato Marsilio. «Con loro ho avuto un confronto disteso e di reciproca stima. Siamo aperti ad accogliere i protocolli nazionali quando saranno pronti e a rivedere i nostri qualora fosse necessario. Ma io ho la responsabilità di tener conto delle competenze dei nostri medici, con i quali ci siamo sempre consultati prima di prendere qualsiasi decisione, anche se questo può generare il chiacchiericcio virulento sui social. Ora mi auguro che il governo nazionale e il ministro dello Sport, insieme alla Figc, al Coni e alle federazioni, riescano presto a stilare dei protocolli d’intesa con il comitato tecnico scientifico nazionale perché si possa riprendere a praticare tutti gli sport in totale sicurezza. Non può passare il principio secondo cui gli sport non potranno ripartire finché non sarà stato trovato un vaccino contro il Covid. Se accadesse questo, molte discipline, e non parlo solo dell’agonismo, ma soprattutto dello sport di base, sarebbero condannate a scomparire».
LA TELEFONATA CON MALAGÒ. «Ho parlato anche con il presidente del Coni Giovanni Malagò», ha affermato Marsilio. «Mi ha fatto i complimenti perché l’Abruzzo è stata tra le prime regioni a far ripartire lo sport. Chi oggi critica è lo stesso che voleva portarmi in procura quando, a inizio maggio, ho firmato l’ordinanza che consentiva di tornare a correre, andare in bici, camminare in montagna e fare ginnastica. Per quel provvedimento sono stato considerato un untore e sono stato processato dalle opposizioni come se fossi un pazzo irresponsabile. La risposta sono stati i numeri sui contagi, che ormai da diverse settimane si sono quasi azzerati».
«NON C’ERANO ALTERNATIVE». «Ho un passato da giocatore di pallacanestro», ha detto Marslio. «So bene che un’ordinanza che obbliga a giocare a basket con i guanti è dura da digerire. Ma preferisco avere un centro sportivo aperto con questi limiti e con regole che possono anche sembrare grottesche piuttosto che un centro sportivo chiuso per sempre».
I CENTRI FANNO FESTA. «Quello che ci conforta», ha aggiunto il presidente della Regione, «è l’apprezzamento dei titolari dei centri sportivi che stanno facendo festa perché, dopo tre mesi, possono finalmente riaprire. Nel giro di mezza giornata, hanno avuto prenotazioni per una settimana intera di lavoro. Mi colpisce come non sia stata colta la differenza tra il mondo amatoriale e i professionisti. Questa ordinanza dà la possibilità, a chi aveva voglia di fare una sgambata e di tornare a giocare a calcetto con gli amici durante la settimana, di ricominciare a farlo. Ma è anche un provvedimento che ridà ossigeno a un’intera filiera, perché poi a fine partitella si va tutti insieme a mangiare una pizza, si esce, si consuma».
L’ASSESSORE. «Non è stata una scelta fatta con superficialità», ha osservato Liris. «Dietro l’ordinanza ci sono confronti con persone competenti, interlocuzioni anche effervescenti avute con gli stessi titolari dei centri sportivi e con i responsabili del calcio a cinque della Figc regionale. Chi ci critica non conosce il tessuto socio-economico dell’Abruzzo. Stiamo parlando, da un lato, di un mondo di dipendenti pubblici e privati, di lavoratori che, dopo una settimana frustrante di lavoro e di tensione, vanno a sviluppare un po’ di endorfine, a sfogare un po’ di tensione su un campo di calcetto, con la voglia di stare insieme e passare una serata in compagnia. Dall’altro, avevamo di fronte un settore economico che era in difficoltà, anzi era prossimo all’agonia. Non potevamo aspettare fine giugno, quando forse arriveranno le nuove disposizioni del ministero dello Sport».
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