Sposa l’uomo che l’ha violentata poi lo denuncia per nuovi abusi

7 Novembre 2019

In tribunale una storia di maltrattamenti in famiglia, alla sbarra un operaio di 57 anni del Pescarese Dopo una prima querela, lei venne risarcita con 20mila euro dall’uomo. Poi le nozze e le accuse bis

PESCARA. Una brutta storia di maltrattamenti in famiglia e addirittura di violenza sessuale, fa finire sotto processo un uomo di 57 anni, un operaio residente in un comune della provincia di Pescara. L'imputato, che venne conosciuto dalla parte offesa sulla chat, è stato datore di lavoro, convivente, marito poi separato della parte offesa che lo ha denunciato per quel violento ménage familiare che si verificò nell'arco di quasi due anni, fino al 2018.
Una storia singolare che è ora all'attenzione del tribunale, dove il collegio dovrà accertare la verità su questa intricata vicenda familiare, dove la parte offesa, che lasciò anche il lavoro di insegnante di religione nel nord Italia, è arrivata anche a sottoscrivere un accordo con l'imputato, subito dopo la violenza sessuale subita e prima di sposarlo.
Un accordo che ha fatto incassare alla donna i 20mila euro pattuiti, con i quali lei si sarebbe impegnata a recedere dalla querela presentata e lui si sarebbe impegnato a farsi seguire da uno specialista per superare presunti problemi comportamentali.
Sta di fatto che, nonostante la brutale violenza sessuale subìta, la donna qualche tempo dopo accetta di diventare la moglie del suo violentatore con il quale peraltro già conviveva. Ieri, davanti ai giudici la donna ha deposto fornendo il suo racconto che ripercorre in via di massima quello che è il capo di imputazione stilato dal procuratore Massimiliano Serpi (ieri in udienza c'era il sostituto Tommolini). La violenza descritta dall'accusa è stata confermata in aula dalla parte offesa. Quel giorno sarebbe stata violentemente strattonata dal convivente imputato, che le fece sbattere la testa sulla spalliera del letto, le bloccò il braccio sinistro mentre le toglieva con forza i leggins e le mutandine, per poi portare a termine il rapporto nonostante la resistenza della donna. Questo episodio viene datato 26 ottobre 2017. Ma c'è anche il reato per i continui maltrattamenti subiti dalla donna: «Con violenza, minacce e ingiurie, sottoponendola», si legge nell'accusa, «a continue sofferenze fisiche e umiliazioni morali, dicendole parole offensive e minacciose del tipo «p..., devi morire, ti ammazzo, ti prendo a calci in culo» e simili, anche di fronte alla figlia della donna, oltre a una serie di maltrattamenti riferiti a un arco di tempo che va da gennaio a giugno del 2017. Nello stesso anno la donna decide di lasciare quella casa, ma poi ritorna perché lui deve operarsi, ma comincia comunque a portar via le sue cose. Poi la svolta, inaspettata sotto certi aspetti e vista la vita da incubo vissuta con la convivenza: la donna decide di sposare proprio quell'uomo che le aveva provocato tante sofferenze e umiliazioni. Un matrimonio che dura però pochi mesi, poi la separazione.
Ieri, hanno testimoniato in aula il medico che le fece le certificazioni e la psicologa che seguì la donna durante il suo tirocinio in ospedale. La psicologa non ha potuto far altro che riferire le confidenze che spesso le faceva la parte offesa, compreso l'episodio della violenza sessuale. A testimoniare, l'accusa ha chiamato anche il fratello della parte offesa che, oltre a riferire le confidenze della sorella, avrebbe assistito a un pugno che l'imputato sferrò alla sorella durante una discussione. Prossima udienza il 19 dicembre con altri testi dell'accusa.