Squadra anti-cinghiali Giorno di caccia ad Atessa

La spedizione dopo le incursioni degli ungulati e l’appello del sindaco Borrelli Altri Comuni si preparano a chiedere interventi della Polizia provinciale
ATESSA. L’appuntamento è davanti al bar Encanto, a San Luca, alle 17.45 di un pomeriggio di fine agosto. Il caldo, che nei giorni scorsi aveva fatto sperare in una clemenza, sta riprendendo tutta la sua virulenza. C’è vento, e questo non è un bene: bisogna essere più cauti, calcolare la sua direzione e cercare di mettersi controvento, in suo sfavore. Imbracciano le carabine Bolt-Action, che poi sono fucili da precisione, gli otto selecontrollori che tra poco si dirigeranno a Campanelle-Colle Comune e a Fonte Cicero: hanno il compito di abbattere quanti più cinghiali possibile per diminuirne la popolazione. Alcuni controllano i proiettili monolitici atossici, altri parlano tra loro, si raccontano di caccia, di cani, di aree faunistiche. Inizia così il primo intervento di abbattimento dei cinghiali voluto dal sindaco di Atessa Giulio Borrelli dopo le ripetute segnalazioni di questi ungulati da parte dei cittadini.
L’altro ieri agenti della Polizia provinciale, cui spetta l’organizzazione e responsabilità di questi interventi, e rappresentanti del Comune hanno effettuato un sopralluogo nei territori in cui erano stati segnalati gli ungulati. Le azioni sono state decise lunedì mattina in una riunione convocata dal sindaco Borrelli in Comune. All'incontro, oltre ad alcuni amministratori, hanno partecipato Claudio Sciorilli (polizia provinciale) e rappresentanti di associazioni ambientaliste e venatorie. Gli otto selecontrollori ascoltano con attenzione le ultime disposizioni del responsabile della polizia provinciale. Sono sì cacciatori esperti specializzati al prelievo del cinghiale, hanno frequentato corsi e sostenuto esami allo scopo, ma l’attenzione non è mai troppa. Si dividono le zone, prendono i gilè ad alta visibilità che dovranno indossare a breve, le radio ricetrasmittente, il telemetro; poi una pacca sulle spalle e partono.
Tutto è sotto controllo: le zone sono state “tabellate” preventivamente (“Pericolo- Selecontrollo con armi da fuoco”, c’è scritto), si è visto se è possibile usare le armi da fuoco, se la linea di tiro è sicura, e se tra operatore e animale da abbattere ci potrebbe essere un eventuale pericolo.
È una caccia di appostamento e non di selezione, nella quale si decide che tipo di animali (scrofe, verri, piccoli) e quanti cacciarne. Poi inizia l’attesa! Il sole inizia il tramonto, gli animali escono hanno fame e soprattutto sete. È fatto di silenzio e attenzione questo tempo che passa, un minimo rumore fa mettere in allerta, l’udito è teso oltre ogni limite, la vista vorrebbe arrivare fin nel sottobosco a decifrare le gradazioni di colore per capire se dietro a quella macchia si nasconde la preda.
Un grugnito in lontananza è il segnale atteso: i muscoli si tendono come la corda di un arco teso. «Ho individuato un cinghiale, ce l’ho sotto tiro», si comunica al responsabile provinciale. «Ok, procedi!», è la risposta attesa. Tutto avviene in pochi attimi: la mira, il momento opportuno, la scelta della zona da colpire, il dito che con delicatezza sfiora il grilletto, il rombo che si propaga nell’aria. «Animale a terra», si comunica. «Procedi», è la risposta. A fine giornata restano sul terreno una femmina di 60 chili e un maschio di 120-140 chili.
Ora ci saranno i rilievi biomedici, si dovrà riempire un verbale e si apporrà una fascetta identificativa. Quindi si preleverà un campione del muscolo diaframma per l’esame al trichinoscopio e si porterà l’animale in una cella frigorifera per essere destinato al consumo di chi l’ha abbattuto o del proprietario del campo. «Il problema» è da tempo oggetto di segnalazioni da parte di operatori agricoli, di organizzazioni varie e di automobilisti, che denunciano la presenza di questi animali anche nei centri abitati», afferma Borrelli, presente all'inizio della battuta.
«Quello che ci premura è tutelare, innanzitutto, e con la massima urgenza, la sicurezza dei cittadini». Dopo Atessa, anche altri Comuni particolarmente interessati al problema dei cinghiali, il loro numero cresce in maniera esponenziale con seri danni alle colture e all'incolumità pubblica, potrebbero richiedere interventi di abbattimento, di questi ungulati, alla Polizia provinciale.
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