Stabilimenti all’asta, si punta ai risarcimenti

D’Alfonso: «Salvare i soldi spesi». Acerbo: «Le spiagge libere non si toccano». Padovano: «Sì agli indennizzi»
PESCARA. «Negli atti di gara va posto a base d’asta il valore degli investimenti già effettuati dal concessionario». È tutta qui, racchiusa a pagina 47 della sentenza del Consiglio di Stato del 2021, a firma di Filippo Patroni Griffi, la soluzione alla questione relativa alla direttiva Bolkestein per le concessioni demaniali, messa in luce dall’onorevole Pd Luciano D’Alfonso.
«La categoria dei balneatori è fondamentale per la collocazione turistica dell’economia abruzzese», afferma, «ha un carico sociale e occupazionale significativo e contribuisce all’identità di questa regione. Quella sentenza contiene già la soluzione, dal momento che stabilisce che il bando possa prevedere procedure ad hoc che tengano conto nello specifico delle realtà attuali, con tutte le loro esperienze, peculiarità e caratteristiche di gestione locale». Secondo il deputato, la gara per le concessioni deve essere fatta, «selezionando il tipo e la grandezza della stazione appaltante (provinciale, regionale o nazionale)». Per tutelare le imprese del territorio ed evitare l’arrivo di grandi marchi, «portatori di estraneità», secondo D’Alfonso, «il bando dovrà definire i punteggi da stabilire e assegnare, in modo da decidere «cosa far valere di più e cosa di meno, in ragione della cultura della sostenibilità, che si può progettare e può valorizzare la responsabilità di tutti».
Sulla direttiva Bolkestein è intervenuto anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista - Sinistra europea, insieme ad Elena Mazzoni, responsabile Ambiente del partito, che definisce «folle e inaccettabile», la proposta di alcuni rappresentanti dei balneatori, «spalleggiati dalla destra, per aggirare la direttiva individuando nuove aree di coste libere, da assegnare con apposito bando lasciando inalterate quelle già in vigore. Questo significherebbe continuare con la cementificazione, la recinzione, la privatizzazione delle nostre spiagge».
Per Acerbo le 12.166 concessioni presenti in Italia sono troppe. «Molto spesso non sono occupati da concessioni solo tratti di costa dove l’acqua non è balneabile», afferma. Per il segretario dietro questo sistema c’è una «proliferazione edilizia che ha deturpato le spiagge, precluso la visibilità» e ciò che servirebbe «è un grande piano per la rinaturalizzazione e la riqualificazione degli arenili, per garantire la riduzione dei manufatti, la riqualificazione, il recupero della vista mare e l'abbattimento di recinzioni non compatibili con la natura demaniale delle spiagge».
E domani alle 11, a Roseto, tornerà sulla questione il presidente della Sib Abruzzo Riccardo Padovano, con la partecipazione da remoto, del presidente nazionale della Sib, Antonio Capacchione. «Ci aspettavamo la sentenza della Corte di Giustizia europea. Non siamo meravigliati. Non potevamo certo pensare che la Direttiva Bolkestein potesse essere accantonata è messa da parte e non applicata. Ma noi sosteniamo che la sua applicazione debba seguire necessariamente un approfondimento sul territorio e che ci sia una regolamentazione per quel che riguarda le leggi di evidenza pubblica che devono passare per il Parlamento. Il Governo deve proporre un decreto poi approvato dal Parlamento per la successiva conversione in legge». Così il presidente della Sib Abruzzo alla luce del pronunciamento dei giudici della Corte europea. Riccardo Padovano ha poi aggiunto che «l’altra questione riguarda il fatto che se dopo una mappatura sul territorio risulta una scarsità di concessioni, la Direttiva Bolkestein potrebbe anche diventare non applicabile per quel che concerne gli appalti pubblici. Parliamo di una materia anche di difficile comprensione. Il problema è quello del legittimo affidamento».
«In Abruzzo», prosegue Padovano, «quasi il 90% delle concessioni ha ricevuto il riconoscimento della loro legittimità per quanto riguarda la concessione con scadenza, così come sottolineato anche dall’Unione europea. Ora però credo sia giunta l’ora, finita l’agonia di agire. Il governo Meloni ci ha già comunicato che verrà subito convocato un tavolo tecnico dove si dovranno scrivere i decreti attuativi così come previsto dopo la promulgazione della legge. Le nostre attività dovranno essere indennizzate».

