Stabilimenti ancora senza regole

15 Maggio 2020

I balneatori: «Mancano le norme per poter lavorare questa estate»

PESCARA. È partita la corsa contro il tempo per fornire ai balneatori gli strumenti per poter lavorare nella stagione estiva ormai alle porte. «Chiediamo alla Regione», ha affermato ieri il presidente della commissione Attività produttive del Comune Fabrizio Rapposelli, «di fare il massimo sforzo per riuscire a emanare le linee guida inerenti le regole e i criteri per attrezzare gli arenili, sulla falsariga delle indicazioni che dovranno necessariamente arrivare dal governo Conte, ma che poi andranno calate e adeguate alla realtà locale».
«L’obiettivo», ha precisato Rapposelli, «è quello di fare in modo che per l’inizio della prossima settimana i nostri operatori del mare possano cominciare a montare ombrelloni, palme, gazebo e quant’altro possibile. Operazione che, comunque, richiederà giorni e giorni. Ormai non possiamo più attendere oltre, ricordando che in Abruzzo il settore balneare garantisce lavoro ad almeno 35mila lavoratori tra dipendenti diretti, indiretti o collegati e rappresenta un asse portante della nostra economia turistica, ricettiva, dell’accoglienza e dell’intrattenimento».
Proprio ieri Rapposelli ha presieduto una seduta della sua commissione online su questa questione. Erano collegati alcuni rappresentanti di categoria, ossia Stefano Cardelli, presidente del consorzio Ciba; Riccardo Padovano e Franco Danelli, presidenti di Sib Confcommercio e Confcommercio; Sandro Lemme, come rappresentante dei balneatori della Confartigianato.
«Sembra che la linea espressa dal governo», ha fatto presente Rapposelli, «sia quella di emanare a breve le indicazioni tese a disciplinare l’attività sulle spiagge sull’intero territorio nazionale, lasciando poi alle Regioni il compito di recepirle e di emanare le ordinanze per l’utilizzo estivo delle aree demaniali calando quelle indicazioni generali e generiche sulle singole realtà. E invece, come hanno evidenziato i rappresentanti di categoria, mercoledì sera è subentrato un protocollo stilato dall’Inail nel quale vengono dettate delle regole restrittive e che oggi risulta inapplicabile o, addirittura, costringerà tante imprese balneari a non riaprire i battenti, con il rischio del ritiro della concessione».
«La mia attività è nata nel 1934, mio figlio rappresenta la terza generazione di balneatori», ha osservato Lemme, «siamo offesi dal non essere stati neanche considerati nel decreto approvato mercoledì dal governo Conte, il quale ha ignorato la protesta dei giorni scorsi, quando tutti i titolari delle concessioni hanno messo un ombrellone e una sdraio in mezzo alla spiaggia per denunciare i ritardi e l’assenza di attenzione».
L’applicazione del protocollo dell’Inail è fallimentare», ha commentato Cardelli, «innanzitutto perché per il montaggio delle strutture sull’arenile si prevede un coefficiente sulle distanze che è capestro. Dove prima potevamo ospitare mille persone, oggi ne potremo accogliere a malapena 300».