Stabilimenti, scadenza tra due anni I balneatori: per noi è una mazzata

Il Consiglio di Stato accorcia dal 2033 al 2023 le concessioni balneari, nel mirino 250 imprese locali La rabbia degli imprenditori. Padovano: «C’è chi ha fatto mutui e investimenti per 400mila euro»
PESCARA. Con la sentenza del Consiglio di Stato che accorcia di 10 anni, dal 2033 al 2023, i tempi di scadenza delle concessioni balneari allo scopo di aprire alla libera concorrenza, rischiano di dover dire addio alle proprie attività 250 imprese (quasi tutte a conduzione familiare o storiche) tra Pescara (101) Montesilvano e Francavilla (750 complessivamente da Martinsicuro a San Salvo, 33 km di spiagge occupate dai lidi) oltre alle migliaia di lavoratori dell’indotto. Il rischio per gli imprenditori del mare è di dover riconsegnare (asta o evidenze pubbliche) le concessioni entro 2 anni, nel 2023. Con dieci anni di anticipo rispetto a quanto stabilito dalla legge nazionale 145 del 2018 che aveva esteso la proroga al 2033.
Insorgono le associazioni di categoria, Sib Confcommercio, Ciba Confartigianato, Federalberghi, Fiba Confesercenti, Cna che oggi si riuniranno alle 15 nella sede di Confcommercio per fare il punto dopo la «doccia fredda» arrivata ieri e chiedere al governo di aprire un tavolo di confronto: «Sentenza vergognosa e sconcertante che impatta sul futuro di migliaia di famiglie di lavoratori e di imprese che ora guarderanno con angoscia al futuro col rischio di perdere gli investimenti fatti» dicono in coro gli imprenditori. Anche Assobalneari Federturismo di Confindustria si prepara alla battaglia: «La politica scenda in campo per contrastare l’azione del legislatore che, in questo caso, surclassa le leggi del Parlamento e crea caos intorno alla tutela del diritto di proprietà aziendale». Riccardo Padovano, Sib Confcommercio: «Sentenza imbarazzante: alle proroghe del legislatore e dei Comuni adesso abbiamo anche quelle dei giudici. Non si può annullare di punto in bianco una legge dello Stato. Ora cercheremo di capire cosa è accaduto. Poi decideremo le iniziative da intraprendere per la tutela di decine di migliaia di famiglie gettate nell’angoscia. C’è chi ha fatto mutui e investimenti per 300, 400, un milione di euro di investimenti. Chi risarcisce?». Stefano Cardelli, Ciba Confartigianato: «Con la proroga al 2033 e i bonus Covid si era aperta una luce, ora ripiombiamo nel buio. Questa improvvisa sentenza stralcia una legge nazionale e dice ai balneatori: avete due anni per sloggiare e le vostre aziende andranno all’asta, distruggendo anche un indotto di fornitori e artigiani. E chi prenderà il nostro posto assumerà i dipendenti rimasti senza lavoro? Chi vuole distruggere il nostro turismo balneare?». «Pensiamo a grossi interessi di gruppi finanziari anche stranieri», ipotizza Ottavio Di Stanislao, presidente di Assobalneari-Federturismo di Confindustria, «verso la conquista delle nostre coste. Queste cose accadono solo in Italia: in Spagna le concessioni durano da 30 a 75 anni, fino a 99 anni in Croazia. Spetta al Parlamento legiferare, non a un organo giudiziario spazzare via un comparto che produce il 13% del Pil nazionale. Ora la politica si muova alla svelta». Anche gli hotel (circa 40 tra Montesilvano e Pescara) sono titolari di concessioni demaniali. Daniela Renisi, presidente di Federalberghi: «Nessuno si aspettava questa mazzata. Nel rischio di impresa: erosione, mucillagine, divieti di balneazione, non era compresa anche questa sentenza. La proroga al 2033 aveva dato respiro a molti. L’Italia è bagnata dal mare, questo comparto è una voce importante». Mario Troisi di Fiba Confesercenti sottolinea che «oltre alle imprese storiche, rischiano anche le nuove gestioni. Qualcuno ha anche ipotecato le case per fare investimenti che ora si bloccheranno e regnerà solo incertezza. Questo è un terremoto, intervenga il governo». Per Cristiano Tomei e Carmine Salce di Cna «è urgente che governo e Parlamento approvino una riforma del Demanio per individuare il giusto equilibrio tra i principi della concorrenza e la tutela degli investimenti e degli interessi dei concessionari uscenti». Sul caso interviene anche il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri: «Un colpo mortale al comparto, all’economia abruzzese, alla nostra vocazione turistica, a centinaia di famiglie. Tale decisione richiede la massima attenzione istituzionale».

