«Stage negli studi professionali per preparare i ragazzi al lavoro»

Università: intervista a Michele Rea, direttore del dipartimento di Economia di viale Pindaro «Voglio creare un laboratorio di confronto con Confindustria, commercialisti e Camera di commercio»
PESCARA. Università e territorio. È questo il binomio che va a braccetto nel dipartimento di Economia di viale Pindaro, che è diretto, da poco più di un anno, da Michele Rea, professore ordinario di Economia aziendale.
Se da un lato, infatti, l'università è in primis sinonimo di ricerca e di didattica, dall'altro un legame con il mondo esterno, soprattutto quello lavorativo e professionale, non può essere dimenticato.
Professor Rea, per sintetizzare, teoria e prassi non devono disgiungersi.
Sì, ed è questa la cosiddetta terza missione dell'università, oltre a quella della ricerca e della didattica. Non dobbiamo dimenticare che la buona università significa buona ricerca scientifica, con quest'ultima che consente una buona didattica.
Ricerca e didattica che però, sembra di capire, non bastano per dare un profilo esaustivo al ruolo dell'università. È così?
Dobbiamo dare di più sul territorio, far conoscere le nostre competenze, far sapere ciò che esiste nell'ambito della ricerca. L'idea che ho da tempo, e che deve diventare stabile e non occasionale, è la creazione di un vero e proprio laboratorio, in modo da creare un tavolo di confronto tra il dipartimento e una serie di soggetti istituzionali.
Quali sono, per un dipartimento di Economia come quello suo?
Mi riferisco a Confindustria (l'associazione degli industriali), agli ordini professionali, ai commercialisti, alla Camera di commercio, alla Regione e al Comune. Per adesso, sarebbe importante aprire un tavolo, poi sono certo che le iniziative specifiche si faranno avanti.
L'università, dunque, avrebbe qualcosa da insegnare a tutti quegli attori istituzionali che operano nella società?
No, nessuno deve insegnare qualcosa a qualcun altro. Ma credo che ciascuno abbia modo di dar luogo a questo aspetto sinergico e così facendo il risultato finale sarà maggiore della somma delle singole parti. Intanto il laboratorio di cui sto parlando, sta già nascendo.
Come si svilupperà?
Innanzitutto con una scheda di valutazione della ricerca, un documento in cui si descrivono i principali filoni di ricerca, che ho già trasmesso a Confindustria per verificare quali possano essere le attività di ricerca. Dopo questa fase, si potranno costituire una serie di incontri con le imprese interessate. Tutto questo per scoprire i vantaggi reciproci. Lo stesso, tuttavia, vale per gli ordini professionali.
Una prospettiva in linea con i desiderata degli studenti?
Gli studenti vogliono professionalizzazione, vogliono quella formazione volta a un avvicinamento a quel mondo in cui si vogliono collocare. Tant'è che da noi sono obbligatori anche degli stage, un periodo di formazione, che ad esempio si effettua negli studi professionali. Tra gli studenti c'è un forte interesse alla dimensione delle professionalizzazioni e noi vorremmo che fosse meno forte l'impatto nel passaggio tra università e lavoro.
Iniziative, dunque, condivise.
Certo, tant'è che, in più di una circostanza, sono state delle associazioni studentesche ad organizzare, attraverso delle proprie conoscenze, dei seminari.
Un dipartimento, il suo, pertanto, che viaggia all'unisono tra gli obiettivi degli studenti e quelli del corpo docente. Ma qualche problema ci sarà pure.
I problemi esistono dappertutto. Certamente, uno di quelli che ci riguardano sono gli spazi didattici. Se volessimo paragonarci alla sede universitaria di Chieti, ovviamente da noi non potremmo parlare di campus.
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