Stele, restauro troppo caro Mancano i soldi per i lavori

Per il recupero della struttura dedicata a D’Annunzio servono 510mila euro Ma la passata amministrazione ha lasciato nelle casse solo metà della somma
PESCARA. Sono anni che si parla del restauro della Stele dannunziana, ma i lavori promessi dalla passata amministrazione, almeno per un po’ di tempo, non partiranno. Mancano i soldi. I 270mila euro lasciati dall’ex giunta Alessandrini non bastano.
Ieri durante i lavori della commissione Lavori pubblici, presieduta da Massimo Pastore, è emerso che per un intervento di recupero servono almeno 510mila euro, cioè 240mila euro in più di quanto preventivato all’inizio di gennaio scorso. «Speriamo di poter inserire la somma mancante nel prossimo Piano triennale dei lavori pubblici da approvare per il 2020», ha commentato Pastore, «altrimenti i lavori non potranno partire».
A fare chiarezza sui costi di riqualificazione dell’opera è stato ieri l’ingegnere Paolo Iannetti, il professionista incaricato dal Comune per le attività di progettazione del recupero e del consolidamento statico della Stele. Il progettista ha spiegato che la struttura dell’opera non si trova in cattive condizioni, ma per poter procedere alle riqualificazione completa servono più soldi rispetto ai 270mila euro preventivati nell’attuale Piano triennale delle opere pubbliche lasciato in eredità dalla precedente giunta. «La struttura di 63 metri è salda, ma necessità di ristrutturazione», ha confermato anche la consigliera di centrosinistra Marinella Sclocco, «occorrerebbero circa 500mila euro per riportarla allo splendore di un tempo, spero che i lavori possano iniziare l’anno prossimo».
Il presidente della commissione e altri consiglieri hanno chiesto al progettista qualche variante. «Abbiamo proposto la chiusura della punta della Stele», ha spiegato Pastore, «perché ora è aperta ed è diventata la dimora preferita dei pipistrelli». C’è poi addirittura chi ha proposto di realizzare un ascensore all’interno, al posto della vecchia scala ormai logorata dalla ruggine.
Il problema più importante, è stato fatto presente, è l’azione erosiva degli agenti atmosferici che hanno determinato il degrado della parte superficiale. La Stele, del resto, è stata realizzata in cemento armato e la struttura in ferro è in parte fuoriuscita all’esterno. L’azione corrosiva del vento è, secondo gli esperti, quella che ha creato i danni maggiori nel corso dei decenni, oltre alla sabbia e all’aria salmastra. L’obiettivo principale, comunque, resta quello di preservare i bassorilievi che rappresentano la vita e le opere del Vate e che hanno rugosità differente rispetto alla struttura. Oltre al lato artistico, l’obiettivo è quello di far durare l’opera nel tempo. Sono trascorsi circa 60 anni dalla sua realizzazione e i tecnici dovranno intervenire per cercare di preservarla.
Comunque, si è già proceduto a fare delle indagini fisiche, geofisiche e chimiche sulla Stele, operazione necessaria per stabilire la sua solidità e le caratteristiche del calcestruzzo e per poter procedere ad elaborare un progetto per la messa in sicurezza dell’opera, realizzata nel 1963 per i 100 anni dalla nascita del Vate.
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