Sterpaglie e rifiuti: la riviera si presenta

2 Giugno 2016

Dalle Naiadi alla Nave, una lunga discarica a cielo aperto

PESCARA. Sul piccolo battello rosso abbracciato dalle erbacce, le lumachine a prua si fanno accarezzare dal sole. Il molo di pietra bianca è violato da un cancello arrugginito adagiato da troppo tempo sulla scogliera che funge da passerella sul mare. I resti di una bicicletta, ruote e pneumatici, giacciono sulla sabbia e dalla distesa di polvere sabbiosa emergono sterpaglie e vecchi indumenti. Intorno ai bagni chimici, vicino alla Nave di Cascella, sono sparsi rifiuti di ogni genere, residuato di bivacchi e maleducazione.

Benvenuti a Pescara, città veloce e col lungomare sporco, che si presenta ai turisti come un biglietto da visita logoro e sgualcito. Mentre negli stabilimenti balneari fervono i preparativi per la stagione (gonfiabili issati, ombrelloni e sdraio posizionati, bar e ristoranti aperti, tavoli per aperitivi piazzati sui marciapiedi, trapani in azione per bucare e riorganizzarsi), dalle Naiadi (confine con Montesilvano) alla Nave di Cascella, il litorale è una discarica a cielo aperto.

La situazione migliora dalla Nave di Cascella alla Madonnina, la zona a ridosso del porto.

L'amministrazione comunale ha emanato un’ordinanza con cui chiede ai gestori degli stabilimenti balneari di organizzare il conferimento dei rifiuti a partire da ieri, data ufficiale dell’avvio della nuova stagione estiva. Il viaggio nel degrado inizia dalla pineta di Santa Filomena, dove sotto gli alberi vengono abbandonati anche i cappelli, e prosegue dal tratto di spiaggia libera tra lo stabilimento La Lampara e Le Hawaii dove una mini discarica sorge accanto alla postazione del pronto soccorso: secchi ricolmi di ogni sorta di immondizia, bottiglie di plastica, lattine di birra, cartoni, sdraio e porte di legno sulle quali passeggiano le lucertole. Poco più in là, i primi bagnanti si arrostiscono al sole, vicino a un cumulo di tronchi e a una imbarcazione in disuso circondata da erbacce, sulla cui prua le lumachine hanno trovato dimora. Ancora, nei pressi, sacchi di immondizia maleodoranti e travi di alluminio a sbarrare l'ingresso in spiaggia.

Sul marciapiede, accanto alla pista ciclabile, i rifiuti vengono buttati sull'aiuola, fuori dal bidone della spazzatura.

Gli stabilimenti Hawaii e Pepito Beach sono separati da un romantico pontile di pietra che si staglia sul mare, ma sulla bianca scogliera è adagiata una inferriata talmente arrugginita da far pensare che è lì da troppo tempo. Al pontile si accede attraversando due ali di vetuste cabine per i bagnanti, dipinte da scritte e disegni incomprensibili con le finestre rotte e pericolanti.

Accanto all’Ammiraglia, un contatore rugginoso immerso in un pozzetto di cemento è coperto alla bell'è meglio da un tavolo di plastica bianca, ben visibile dal marciapiede.

Superati i bagni Acapulco, proseguendo verso Penelope, un'altra piccola discarica cresce lungo il muretto: nastri sigillanti, bottiglie di birra e acqua, imballaggi, cartoni e nei pressi del Barracuda pezzi di muro staccati, spezzettati e sparsi sull'aiuola della passeggiata lungomare, costituiscono un pericolo per i passanti.

A scendere, verso sud, tra Delfino Verde e Orsa Maggiore, accanto ai campi sportivi, una distesa di schegge, tronchi di legno e piastrelle spezzate, cosparse anche sulle aiuole lungo i marciapiedi. I muri di cinta della rotonda Paolucci, la piazza con i candelotti colorati e gli zampilli luminosi sono imbrattati come le panchine circolari, e chi si siede poggia i piedi sui rifiuti disseminati lungo il canale di scolo.

Nei pressi di Calypso, all'altezza di via Enrico Toti, un cartello, scarabocchiato di vernice nera, avvisa che «è vietato sporcare i luoghi pubblici». L’autore dell'opera manifesta che era in preda a un “trip”. Dall'altro lato del marciapiedi, un enorme cumulo di pini segati, tranciati e abbandonati sulla pubblica via, con i sacchi dell’immondizia che giacciono protetti dal legname.

Dagli alberi di fronte alle Quattro Vele pendono residui di morbide transenne a mo’ di addobbi natalizi fuori stagione. Nei pressi del Tartarughino, zona chiesa di Sant’Antonio, una montagna di cartoni, ombrelloni, carrelli di acciaio e rifiuti circondano i cassonetti vuoti. Tra il Jambo e i bagni pubblici del Comune, transennati perchè in fase di ristrutturazione, resti di una bicicletta, pneumatici, scarpe da bambina e adulto, quel che resta di un jeans, giacciono inermi sul pezzo di spiaggia libera.

Intorno ai due bagni chimici imprigionati in una costruzione di legno bianco, accanto alla Nave di Cascella, una distesa di mattoni, erba secca, rami, cartacce, bottiglie, buste di patatine, bracciali etnici e piccioni che beccano sulla sabbia. Poco importa se il cartello di Lido Aurora, ricorda ai maleducati che si tratta del «mare in centro».

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