Stessi nomi e date di nascita Amici grazie alla burocrazia

Franco Calanca, pescarese: «Volevo andare in pensione, ma risultava che lo ero già a Modena. Ho rintracciato il mio omonimo: quante analogie»
PESCARA. Hanno lo stesso nome e lo stesso cognome, e sono nati lo stesso giorno, dello stesso mese, dello stesso anno. Solo che a 400 chilometri di distanza e all’insaputa l’uno dell’altro.
Per 55 anni, fino al 2006, i due Franco Calanca, nati entrambi il 17 gennaio del 1951, hanno vissuto vite parallele senza saperlo, uno a Pescara e l’altro a Modena, condividendo anche gli stessi hobby, la stessa finanziaria e, addirittura, anche gli stessi gusti in fatto di nomi. È stata la burocrazia, complice un’esistenza scandita dalle stesse tappe - dalla scuola al militare, fino alla pensione - a farli incrociare.
A raccontare questa storia di suggestive coincidenze è, quasi ancora stupito, il Franco Calanca pescarese che per primo ha scoperto il caso di omonimia che lo vedeva protagonista. «È stato per caso. Alla soglia dei 60 anni andai al patronato per informarmi a che punto ero con i versamenti per andare in pensione e risultò che ero già pensionato, cosa impossibile perché lavoravo ancora. Dal patronato mi mandarono all’Inps per capirci qualcosa in più. Ma anche all’Inps risultava che ero in pensione, a Modena. Ma non ridavano alcuni contributi e così mi consigliarono di andare all’Agenzia delle Entrate. Qui finalmente», va avanti Calanca, «sono riuscito a risalire all’indirizzo di quello che era a tutti gli effetti il mio omonimo. E a quell’indirizzo ho scritto allegando anche la fotocopia della mia carta d’identità e i miei riferimenti». Passano mesi fino a quando, a ottobre del 2006, il Franco Calanca modenese risponde a sua volta con una lettera nella quale, dopo presentazioni e saluti, chiede al suo omonimo ritrovato: «Mi piacerebbe continuare una corrispondenza tra di noi per conoscerci meglio e perché no, anche conoscerci personalmente». Detto fatto. Il pescarese gli telefona e l’incontro avviene all’uscita autostradale di Città Sant’Angelo. «Per riconoscerci abbiamo descritto le nostre macchine, quel giorno mi tremavano le gambe, ero emozionatissimo». Emozione e voglia di conoscersi ricambiata dal modenese che nell’estate del 2007 soggiorna in un albergo pescarese con la moglie, mangia gli arrosticini e visita la città accompagnato dal Calanca pescarese e dalla consorte. «Parlando abbiamo scoperto altre coincidenze da brividi», aggiunge il pescarese, «a entrambi ci piaceva la pesca, entrambi avevamo il porto d’armi per uso sportivo e la stessa carabina 22. Ma non solo. Entrambi abbiamo scelto il nome Yuri, io per il mio cane e lui per il figlio».
Un’amicizia alimentata da nuovi incontri nel corso di questi dieci anni, ma soprattutto un’amicizia che si è rivelata decisiva per difendersi, ognuno con la fotocopia della carta d’identitàdell’altro, dalla burocrazia che di quell’omonimia non ha mai tenuto conto. «A lui è arrivato il conto della mia assicurazione, e io risultavo, alla finanziaria, residente a Modena: anche quella, senza saperlo, abbiamo scelto uguale».
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