Stop al fallimento della Risco
La Corte d’Appello blocca la liquidazione, Di Tonto contro il sindaco
PIANELLA. Revocato dalla Corte d’Appello dell’Aquila il fallimento dell’ex concessionario della riscossione tributi di Pianella, la società in house Risco Pescara, di proprietà dei Comuni di Pianella, Loreto, Nocciano e Catignano. Il fallimento era stato dichiarato dal tribunale lo scorso luglio, dopo che i Comuni avevano messo in liquidazione la società per inadempienze riscontrate dall’amministrazione di Pianella nel servizio tributi. In particolare, a far optare la giunta del sindaco Sandro Marinelli per la procedura fallimentare era stato un buco di 430mila euro, un saldo negativo tra le attività di riscossione e recupero tributi effettuate dalla Risco e i soldi versati nelle casse municipali. Il fallimento non è stato ammesso perché le imprese in house pur essendo istituite sotto forma di impresa di diritto privatistico sono assimilate alla pubblica amministrazione e di conseguenza non soggette alla legge fallimentare. Resta da capire ora chi e come dovrà risarcire il Comune dei 430 mila euro di tasse pagate dai cittadini e mai versati nelle casse dell’ente, sempre se il risarcimento ci sarà. Sulla vicenda interviene il consigliere di opposizione Massimo Di Tonto, che aveva criticato la scelta di mettere in liquidazione la Risco, convinto che della questione si dovesse invece investire la Corte dei Conti. «Ancora una sconfitta per i cittadini ad opera della vecchia ma anche della nuova politica», afferma Di Tonto, «nessuna certezza sul recupero del credito vantato dal Comune per il mancato versamento da parte della Risco, nessuna certezza sulla causa promossa per risarcimento danni contro la Risco, nemmeno sull’insinuazione del Comune al passivo fallimentare. Sono invece certe le spese che i cittadini pagheranno per tutte le procedure attivate. La giunta Marinelli citando in giudizio la Risco è come se avesse fatto causa a se stessa, sprecando tempo e soldi. L’amministratore delegato della società in house viene considerato alla stregua del dirigente comunale, soggetto alla volontà politica. Questa la struttura costituita a suo tempo da Giorgio D’Ambrosio. Come potranno dunque la Risco e il suo amministratore, seppure assicurati con polizza rischi, ma non sottoposti alle regole del Codice Civile, rispondere dei presunti danni? Sarebbe stato meglio lasciare che la Corte dei Conti promuovesse l’azione di responsabilità verso la Risco e tutti coloro che hanno omesso i controlli».
Gabriella Di Lorito
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