Stop alcol da asporto L’ordinanza divide residenti e operatori

31 Maggio 2020

Gli esercenti: ci tagliano le gambe. Critiche da Confesercenti Il centrosinistra: contro gli assembramenti orari più lunghi

PESCARA. Critiche dai gestori dei locali e dall’opposizione consiliare, ma apprezzamento da parte dei residenti delle zone calde della movida: l’ordinanza del sindaco Carlo Masci, che da ieri e fino al 14 giugno vieta la vendita di bevande alcoliche da asporto, riceve aperto apprezzamento solo dal comitato Tranquillamente Battisti. «Va nella direzione che auspicavamo», dicono dal comitato, «siamo favorevoli perché l’asporto crea caos in ogni angolo della zona, nei vicoli e sotto i portoni. Insieme ai provvedimenti che limitano gli orari di apertura alle 24 in settimana e all’1 nel weekend, ha riportato tranquillità. Secondo noi sono regole che possono conciliare necessità dei locali e bisogni dei residenti. Ci chiediamo però», aggiunge il comitato, «cosa accadrà dopo la fine dell’emergenza sanitaria».
Di fronte al provvedimento del sindaco storce invece il naso Confesercenti Pescara: «Siamo sorpresi e amareggiati», dichiarano il presidente Raffaele Fava e il direttore Gianni Taucci, «riteniamo a questo punto un’inutile presa in giro la richiesta di partecipazione a riunioni con la giunta o sedute di commissioni, dove mai nessuno ha fatto menzione della imminente ordinanza».
Secondo Fava e Taucci il provvedimento «colpisce duramente attività che in questi mesi sono sopravvissute proprio con l’asporto. Siamo tutti favorevoli a un miglior controllo della città, ma non comprendiamo», sottolineano i due, «gli effetti positivi di un divieto di vendita da asporto degli alcolici limitata agli esercizi di somministrazione, mentre continua ad essere consentita nei supermercati. Non sappiamo se Masci voglia davvero passare alla storia come il sindaco che ha spento la sua città», accusa Confesercenti, «se vuole assumere provvedimenti che vanno oltre le direttive nazionali, si deve far carico di strumenti straordinari di sostegno alle imprese».
«Così non si evitano assembramenti», incalza Daniele Giannascoli, gestore del White Cliff in zona piazza Muzii e portavoce pescarese dell’Italian Hospitality Networ (Ihn), «ma si creano ulteriori malumori in un settore già devastato dalla crisi. Sarebbe più opportuno limitare la vendita di alcolici nelle attività che non hanno la somministrazione di bevande: gli assembramenti non derivano dai locali, ma da persone che acquistano in altri tipi di esercizi». Giannascoli sottolinea anche che personalmente non può «usufruire dell’unico aiuto arrivato dalle istituzioni, cioè il raddoppio del suolo pubblico: togliendo l’asporto mi tagliano le gambe sull’unica cosa che poteva farmi lavorare un po’, avendo anche speso centinaia di euro per acquistare prodotti biocompostabili proprio per l’asporto. Gli occhi sono tutti puntati su di noi: controllassero anche ciò che accade di giorno o nel resto della città e non soltanto il centro».
I consiglieri comunali di centrosinistra Giovanni Di Iacovo, Marinella Sclocco, Stefania Catalano, Giacomo Cuzzi, Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli e Mirko Frattarelli accusano invece il sindaco di «inseguire ogni minuto la pancia delle persone. Prima si incoraggia l’asporto per consumare lontano dalla congestione, oggi proibisce il consumo distanti dai locali ma contemporaneamente accorcia gli orari creando una straordinaria concentrazione in poche fasce orarie. Se si vuole proibire l’asporto, si tolga lo strozzante limite di orario diluendo la clientela su più fasce orarie, evitando concentrazione, fila scomposta e indisciplina della fretta».(a.r.)
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