Stop all’usato, operatori in rivolta

17 Maggio 2020

In Abruzzo bloccati i mercatini delle “pulci”: «Noi ci sentiamo discriminati»

PESCARA. Nella fase 2 certe attività non riapriranno, almeno per il momento. Si dovrà aspettare ancora qualche giorno per far ripartire altri comparti dell’economia. È il caso del mercato dell’usato, che da domani in Abruzzo non potrà riaprire i battenti. Niente vendita, quindi, di prodotti usati in fiere e mercatini delle pulci, dopo la delibera 565 della Regione Abruzzo, approvata lo scorso 14 maggio, che stabilisce protocolli di prevenzione sanitaria al Covid-19 per le attività produttive. Ovviamente gli operatori del settore non ci stanno e promettono battaglia per preservare le proprie attività «Gli Operatori del Riutilizzo», dice il presidente di Rete Onu, Alessandro Stillo, «hanno appreso con sorpresa e sgomento che, senza presentare alcuna argomentazione sanitaria, la giunta regionale dell’Abruzzo ha deciso di fare copia incolla di un decreto delle Regione Marche introducendo il divieto di vendere merceologia usata presso mercati e fiere per la fase post-emergenziale. Le merci usate dei mercati però provengono o dall’attività di sgombero locali o dalle filiere degli abiti usati. Nel primo caso, come la stessa delibera ammette nell’Allegato D, non c’è particolare pericolo di diffusione di contagio. Nel secondo caso, come recentemente confermato da European Recycling Industry Federation e Bureau of International Recycling, non è plausibile che l’eventuale presenza del virus sopravviva nel tempo alle fasi di raccolta, stoccaggio, selezione, distribuzione all’ingrosso e al dettaglio», puntualizza il presidente dell’associazione nazionale degli operatori dell'usato. «Quindi sulla base di quali argomenti la Regione Abruzzo ha deciso di bloccare sine die un’attività chiave dell’economia circolare che offre un lavoro onesto a tante famiglie? I copia incolla dell’Abruzzo rispetto alle Marche non sono cosa nuova: già in passato la Regione Abruzzo aveva deciso di copiare il criticatissimo regolamento marchigiano sui Centri di Riuso», sottolinea l’associazione di categoria, «un approccio che, escludendo gli operatori dell’usato profit e non profit dalla possibilità di partecipare ai Centri di Riuso, inibisce il raggiungimento di qualsiasi risultato ambientale e, anziché produrre sviluppo locale come dovrebbe, grava senza ragione sul denaro pubblico. È evidente che da parte della Regione Marche esiste un particolare accanimento contro il Riutilizzo, e non riusciamo a capirne le ragioni. Allo stesso modo, non riusciamo a capire la tendenza dell’Abruzzo a copiare il suo vicino su questo tema. Le leggi europee e nazionali sull’Economia Circolare sono estremamente chiare: le reti di riutilizzo vanno sostenute. Chi al posto di sostenerle le trascura o addirittura le discrimina, quando parla di Economia Circolare sta facendo solo retorica».
Il presidente Alessandro Stillo vuole risposte chiare: «Chiediamo alla Regione Abruzzo e alla Regione Marche di emendare con urgenza tutti provvedimenti discriminatori verso l’economia del Riutilizzo e i suoi Operatori».