Stop alle cure di notte In lista 220 pazienti

17 Settembre 2016

Finiti i fondi per gli straordinari. Il primario: attese di 4 mesi

PESCARA. Stop alle cure notturne di radioterapia dal prossimo 20 settembre: non ci sono più i soldi per pagare il personale e portare avanti il progetto che assicura le cure anche tra le 20 e mezzanotte per abbattere la lista d’attesa. In questi giorni, dal reparto, sono partite le telefonate ai pazienti in lista d’attesa per informarli che da martedì prossimo non sarà più possibile sottoporsi alle sedute programmate da almeno due mesi. Ai pazienti in attesa delle cure notturne è stato annunciato che sono tornati nel «listone»: è questo il termine usato nel reparto per definire la lista d’attesa diurna che è lunga quasi 4 mesi. E con il blocco delle prestazioni notturne crescerà ancora di più. Lo spiega il primario Marco D’Alessandro, uno che ha dovuto imparare a fare il massimo con quello che ha per le mani: deve farsi bastare un acceleratore lineare vecchio di 13 anni e deve fare la conta degli infermieri perché la direzione sanitaria non gliene ha dati nemmeno altri due richiesti. «Se i pazienti in lista d’attesa per le cure tra le 8 e le 20 sono già circa 150, tra pochi giorni, diventeranno più di 220 e l’attesa arriverà a oltre 4 mesi», dice il primario. È inevitabile. Ed è una situazione insostenibile: il peso delle mancate decisioni (o prese in ritardo) si scarica sui pazienti, l’anello più debole della catena. E non è tutto, purtroppo: a Pescara, nonostante le promesse dell’anno scorso, è sempre in funzione un unico acceleratore lineare perché la gara d’appalto per il secondo apparecchio, bandita nel 2014 e aggiudicata nel 2015 alla ditta Varian, è finita in un pantano: «Abbiamo ancora un solo apparecchio risalente al 2003 mentre la vita media di uno strumento del genere è di 10 anni», dice D’Alessandro, «la manutenzione e le frequenti rotture comportano ritardi e problemi per la continuità delle cure. Il problema è che la gara per il secondo acceleratore, regolarmente assegnata al vincitore, peraltro unico partecipante e senza nemmeno un ricorso, non va avanti: pensare che l’autorizzazione del Comune per questa nuova apparecchiatura risale al 2010, ai tempi dell’allora sindaco Luigi Albore Mascia. Io non so perché la gara sia ancora ferma ma dico che è necessario sbloccare la situazione: se per ipotesi si sbloccasse tutto domani, ci vorrebbero almeno 6 mesi, dall’inizio dei lavori, per l’entrata in funzione del macchinario. A me», continua il primario, «non interessa di chi sia la colpa: è necessario installare subito il nuovo apparecchio e avviare le pratiche per sostituire il vecchio acceleratore altrimenti non si risolverebbe niente. Solo così potremo assicurare cure adeguate ai nostri pazienti. Io penso che Pescara, la città più grande d’Abruzzo, non debba diventare la Cenerentola d’Abruzzo per la sanità visto che per altre città, come Chieti e Teramo, sono state prese decisione diverse. Purtroppo», dice il primario, «questo è colpa della politica e non certamente dei vari direttori generali che si susseguono alla guida delle Asl: loro devono rispondere a chi li ha nominati». D’Alessandro manda un messaggio ai pazienti: «I pazienti devono stare tranquilli», dice, «ma le cose devono cambiare», sottolinea riferito ai capi della Asl.

Se le cose cambieranno, però, non sarà presto: si intuisce dalle parole del direttore sanitario Valterio Fortunato: «In questi giorni stiamo valutando la nuova organizzazione per le cure notturne. Per la decisione è questione di giorni», dice Fortunato. Solo per la decisione: per il ripristino della radioterapia anche tra le 20 e le 24 ci vorrà almeno un mese. «Non posso dare tempi. Poi, si vedrà. Per il secondo acceleratore, abbiamo dovuto definire dettagli della procedure e contiamo di chiudere entro un mese. Poi ci vorranno un po’ di mesi per l’entrata in funzione».

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