Strada bloccata per 7 anni «Una città senza regole»

13 Novembre 2015

MONTESILVANO. Lo «scempio edilizio» di cui Montesilvano è protagonista è da attribuire alla cattiva amministrazione del centrosinistra. Ne è convinto il neo consigliere Mauro Orsini, che interviene...

MONTESILVANO. Lo «scempio edilizio» di cui Montesilvano è protagonista è da attribuire alla cattiva amministrazione del centrosinistra. Ne è convinto il neo consigliere Mauro Orsini, che interviene sul caso di via Toti, approdato ieri in commissione Vigilanza, dove un costruttore ha bloccato per oltre 7 anni una strada del centro cittadino a causa di un cantiere rimasto fermo per i ricorsi al Tar da parte dei confinanti.

«Questo è l’emblema dell’insana politica perpetrata dal centrosinistra in materia urbanistica», commenta. «Attraverso i Pue (piani urbanistici esecutivi) hanno consentito la cementificazione selvaggia con palazzoni realizzati anche in pieno centro, con le conseguenti controversie legali tra costruttori e confinanti». Secondo Orsini, «lo scempio ha distrutto i sogni e il futuro di una città che dall’ultimo “piano regalatore”del 1999, ha subìto una lenta agonia fino alla morte». Ed è proprio a causa della cattiva politica del centrosinistra che, a detta del consigliere, «Montesilvano non ha più un’identità turistica».

Ad affrontare il tema dei “palazzoni” è anche il consigliere, Gabriele Di Stefano, che più volte ha puntato il dito contro il caso di via Marsica, dove piccole casette sono state messe in ombra da palazzi di 7 piani. In particolare l’amministratore ha presentato una mozione in cui chiede al Consiglio comunale di apportare modifiche alle norme tecniche di attuazione (Nta) del piano regolatore (approvate nel 2001) che, a causa della difficoltà di interpretazione, avrebbero «generato equivoci a danno della collettività con risultati disastrosi sotto il profilo dell’equilibrio urbanistico della città».

Le modifiche sollecitate da Di Stefano riguardano soprattutto le cosiddette sottozone B3, citate in due diversi articoli delle Nta in contrasto tra loro. Ed è proprio su questa difficoltà di interpretazione che, a detta del consigliere, finora i costruttori avrebbero agito nel loro personale interesse, nell’ambito delle demolizioni e successive riedificazioni degli edifici, aumentando la cubatura più del limite previsto per legge.

Per questa ragione, Di Stefano, rifacendosi anche a una sollecitazione del commissario straordinario nel 2007, chiede di mettere fine a questi equivoci, eliminando alcuni passaggi e inserendo degli esempi «che non diano più adito a diverse interpretazioni».

A tal proposito l’amministratore cita anche il parere tecnico espresso dal settore legale dell’ente che, su sollecitazione di una ditta di costruzioni nel 2009, già evidenziava come ci si trovasse di fronte a un «errore materiale» del Consiglio comunale. (a.l.)

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