Strada con buche: cadute e feriti

26 Ottobre 2018

Viale Regina Margherita, trappola per pedoni. Ieri l’ennesimo incidente di una residente

PESCARA. Passeggiava lungo il marciapiede di viale Regina Margherita, come ogni giorno. È inciampata su una betonella rialzata ed è ruzzolata a terra. Ha battuto testa e viso e si è «sfregiata» braccia, gambe e ginocchia. L’ultimo incidente, ieri mattina, ai danni di una sessantenne che si è fatta molto male cadendo su un tracciato di viale Regina Margherita, al confine con piazza Salotto. Nello stesso punto, è «rotolata anche un’altra cittadina, una quindicina di giorni fa», ha riferito la signora che si ritiene, comunque, «fortunata perché poteva andarmi peggio».
È solo uno dei tanti incidenti che accadono quotidianamente sulle strade-trappola, come viale Regina Margherita e viale Regina Elena, nel cuore della Pescara glamour.
Strade che dovrebbero essere lisce, asfaltate di fresco, continuamente livellate, il biglietto da visita di una città veloce. Invece le arterie stradali, i marciapiedi, sono tracciati sterrati, pieni di buche, avvallamenti, ondeggiamenti delle pavimentazioni, asfalti crepati, cordoli spezzati, piastrelle sbriciolate, tombini sollevati, gli alberi dalle radici nervose che sollevano la terra e le recinzioni intorno. I cittadini e i commercianti del centro denunciano continuamente lo «stato pietoso e vergognoso» in cui si trovano le vie del centro, affogate in un mare di degrado tra sporcizia, senza fissa dimora che occupano gli angoli delle vie con le montagne di buste zeppe delle loro vite, pavimenti e marciapiedi lastricati di scivoloso guano di piccioni. Si sentono «inascoltati» e chiedono l’intervento immediato dell’amministrazione.
Il viaggio del Centro, ieri, nei dintorni del salotto buono. Sotto i portici, tra i locali della movida dell’aperitivo cenato, l’aria puzza di orina e di escrementi di animali. Irrespirabile. Lungo via Mazzini, la serranda abbassata di una vecchia attività commerciale al civico 141, è ricoperta di guano di piccioni. Il tappeto di escrementi si estende a quasi tutto il marciapiede antistante dove la gente cammina in punta di piedi per non sporcarsi le scarpe. Girato l’angolo, su viale Regina Elena, un tronco d’albero è un buco nel marciapiede. Alberta Barattucci, barista nei dintorni, affonda i piedi e trova uno spuntone, ancora più pericoloso della piccola voragine a cielo aperto. I passi carrabili davanti ai civici 207 e 219 sono impraticabili, con le mattonelle spaccate che mettono a dura prova piedi e pneumatici.
Su viale Regina Margherita, sul marciapiede davanti al civico 47, c’è una vecchia centralina. «È lì da un anno e mezzo e non sappiamo cosa sia», denuncia Patrizia Cicconetti, residente della zona che nei giorni scorsi si è «sfracellata sulle betonelle ondeggianti». Proseguendo verso l’edicola, una coltre di «siepi, alte e gonfie che quasi si baciano impedendo il passaggio dei pedoni». L’edicolante Alessandro Fratini ci prova a camminare sulle gobbe degli asfalti: «Questa è Beirut, altro che Pescara» commenta amaro.
Si torna indietro. In via De Amicis, una delle strade «più squallide della città», riprende Cicconetti, «una signora è inciampata sul dislivello del tombino e si è fatta male, i lampioni funzionano a giorni alterni e la sera questa via diventa terra di nessuno. Inoltre, per buttare l’immondizia dovremmo metterci i guanti tanto sono sporchi i cassonetti». Attiva provvede regolarmente alla pulizia dei contenitori dei rifiuti, ma in effetti, ieri qualcosa deve essere andato storto perché i bidoni su via De Amicis erano davvero lerci.
Un’altra arteria che necessita di interventi è viale Sabucchi, che da via Regina Margherita corre verso il mare e passa di fronte alla chiesa di Sant’Antonio. Qui gli asfalti sono ingobbiti da anni, sia nel tratto della pista ciclabile che su quello riservato agli altri mezzi di trasporto. La strada è deforme, le bolle di bitume, che ricevono la spinta dal basso delle radici delle piante dello spartitraffico, diventano sempre più grandi. La signora Elda, 85 anni, attraversa quel tratto molto lentamente: «Tempo addietro sono caduta qui vicino e mi sono rotta la rotula del ginocchio sinistro. Quindi devo stare attenta a dove metto i piedi».
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