«Stranieri isolati a Civitella ma ora servono controlli»

Il sindaco Di Pietro chiama in causa prefettura e Asl: «Si applichino protocolli rigidi, non possiamo permetterci di esporre a rischio la salute di residenti e turisti»
CIVITELLA DEL TRONTO. Cristina Di Pietro sperava che il secondo tampone fosse negativo e che la positività al coronavirus si limitasse ai dieci bengalesi. Invece, la notizia dei 24 positivi comunicata dalla Asl di Teramo nel pomeriggio di ieri ha di certo suscitato scoramento. «Siamo preoccupati per questa situazione ma tengo anche a sottolineare che gli immigrati sono stati collocati dalla prefettura di Teramo e tenuti in perfetto isolamento fin da subito, con controlli h 24 e non hanno avuto contatti con l’esterno. Certo ora», puntualizza il sindaco Di Pietro, «chiedo a prefettura e Asl di applicare protocolli rigidi perché, dopo quattro mesi di chiusura totale, noi non possiamo permetterci di esporre a rischio la salute pubblica e non possiamo permetterci che in piena ripresa turistica, Civitella del Tronto subisca danni da questa vicenda». La Rocca dei borboni è molto distante dal centro storico, a circa 8 chilometri dal borgo più bello d’Italia, al confine con il territorio di Campli. La struttura, poi, è raggiungibile solo in auto, seguendo un percorso accidentato e polveroso, visto che il country house si trova infossato ed è presidiato dalle forze dell’ordine. Sarà la prefettura, infatti, a coordinare il cordone di sicurezza prevedendo vigilanza attiva nel perimetro del centro accoglienza immigrati. I positivi sono stati isolati in un’altra ala dell’hotel. Gli immigrati giunti dalla Sicilia sono arrivati senza che per tempo venisse messo in condizione il sindaco di organizzarsi come avrebbe voluto. Sei ore di tempo appena dall’annunciato arrivo, durante il quale il gruppo, sempre di bengalesi, accolto in precedenza è stato smistato in altri centri della provincia per fare posto ai nuovi. «Vi assicuro che nutro una profonda amarezza e senso di impotenza in questo momento», riprende il sindaco di Civitella del Tronto. «In questi anni la nostra comunità ha affrontato gravissime difficoltà: il terremoto, le frane, un’eccezionale nevicata e da ultimo l’emergenza sanitaria Covid-19. Proprio per fronteggiare la gravissima situazione sanitaria esplosa nel nostro Paese, noi come comunità abbiamo fatto la nostra parte, 4 mesi di chiusura totale per salvaguardare l’interesse costituzionalmente tutelato della salute pubblica. E nel mentre la comunità tutta cerca di reagire, con tanta caparbietà, arrivano decisioni assunte da altre realtà istituzionali, senza alcun tipo di condivisione con il territorio», è l’amaro sfogo di Cristina Di Pietro. «Ci tengo a precisare che Civitella del Tronto, in questi anni, sulla questione dei migranti, ha sempre fatto la sua parte, gestendo adeguatamente tutte le persone collocate nella struttura. Ma in questo caso, in un periodo di piena emergenza sanitaria, avevo rappresentato tutta la mia contrarietà, tenuto conto del fatto che a mio parere una seria indagine sanitaria andava fatta a monte, prima del collocamento nelle strutture. La mia contrarietà a quest’ultimo collocamento era determinata dal fatto che venissero applicati controlli sanitari a monte e che venissero fatti in modo adeguato per tutelare la comunità ospitante e gli stessi immigrati. E per il futuro questi controlli vanno fatti prima. Io vi assicuro che controllerò l’evolversi della situazione», assicura il primo cittadino che lancia un messaggio distensivo ai turisti. «Vi garantisco che lo stupendo centro storico di Civitella del Tronto, la Fortezza, il Parco Avventura, gli esercizi commerciali di tutto il comune e tutte le altre attrattive del nostro territorio sono assolutamente estranee a questa vicenda e totalmente sicure». Prende posizione anche il presidente regionale di Assoturismo-Confesercenti, Daniele Zunica. «Premesso che mai l’accoglienza ha dato fastidio e che Civitella del Tronto da sempre ha mostrato il suo lato solidale, quello che più irrita è la demagogia della politica fatta per propaganda e per appartenenza. Non me ne voglia il prefetto ma una certa leggerezza disarmante da parte della prefettura c’è stata, perché dovevano essere contattati quantomeno il nostro sindaco e le autorità locali. Veniamo fuori da quattro terremoti, da una nevicata distruttiva, da una frana. Nel 2017, Civitella ha perso un fatturato del 45 per cento, nel 2018 del 30 per cento, nel 2019 abbiamo quasi recuperato, oggi arriva il covid e ciò nonostante Civitella è ripartita a spron battuto. Gli immigrati da due anni circa vengono accolti, il dramma resta la demagogia che fa la politica. Questa classe dirigente è imbarazzante, perché gioca sulla pelle delle imprese e dei lavoratori. Non può essere distrutta l’immagine di un borgo che gode degli onori nazionali e internazionali».

