Studentessa morta a 17 anni, l’esperta: «Evitiamo giudizi, è fragile la mente di un’adolescente»

28 Luglio 2026

L’intervista a Elisabetta Catapane, psicologa dell’età evolutiva, psicoterapeuta e docente a contratto all’Università di Chieti

PESCARA. «Il silenzio, evitiamo di dare giudizi e siamo vicini alla sua famiglia», dice Elisabetta Catapane, psicologa dell’età evolutiva, psicoterapeuta e docente a contratto all’Università di Chieti davanti alla tragedia della 17enne trovata morta sotto il Ponte del mare.

Dottoressa, cosa scatta nella mente di un genitore davanti a queste tragedie?

«Reagiscono con shock, incredulità e un profondo senso di irrealtà. Oltre al dolore immenso della perdita, i genitori affrontano domande senza risposta, il senso di colpa per non aver compreso in tempo e la ricerca ossessiva di segnali nelle ultime parole o nei comportamenti dei figli per cercare di spiegarsi l'accaduto».

Come mai spesso non ci si accorge della sofferenza di un giovane, anche se appare brillante e integrato?

«In adolescenza i ragazzi riescono spesso a mantenere un'apparenza di normalità quotidiana, pur nascondendo dentro di sé un dolore che non riescono a comunicare. Questo può accadere perché mancano loro gli strumenti emotivi per chiedere aiuto, o perché provano vergogna nel mostrare le proprie fragilità e hanno paura di deludere o preoccupare chi sta loro intorno».

In che modo l’adolescenza può influire su un gesto così estremo?

«La mente di un adolescente è ancora in fase di sviluppo, caratterizzata da una forte impulsività, difficoltà nella regolazione delle proprie emozioni e nella previsione delle conseguenze. In un momento di forte sofferenza, la percezione che il proprio dolore sia insormontabile o definitivo può portare ad azioni tragiche e prive della possibilità di essere intercettate o controllate in tempo dagli adulti».

Cosa si intende quando si parla di prevenzione e di chi è la responsabilità?

«La prevenzione non può e non deve essere affidata soltanto ai genitori. È una responsabilità collettiva che coinvolge l'intero sistema sociale e tutte le figure adulte e istituzionali che ruotano attorno ai giovani (scuola, comunità, educatori). Serve creare spazi di dialogo autentico sugli stati emotivi e sulle difficoltà».

Di cosa ha bisogno un genitore colpito da una tragedia di questo tipo?

«Serve l'assenza di giudizio, perché il dolore di un genitore è incommensurabile. Non c'è mai una sola causa dietro una tragedia simile, ma un insieme di fattori complessi da comprendere. Per questo motivo, chi sta affrontando un lutto così grande ha un bisogno assoluto di vicinanza, supporto, ascolto e, soprattutto, di rispetto per un silenzio e una sofferenza che non possono essere giudicati».

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