Pescara

Truffa alle assicurazioni: “Organizzavano falsi incidenti”. Rischiano il processo anche medici e avvocati

27 Luglio 2026

Inchiesta a Pescara. Nell’associazione a delinquere, il presunto capo Jonathan Basile, alcuni suoi familiari e il guardaspalle. Nel mirino della Procura figurano 49 persone: coinvolti professionisti e rappresentanti delle forze dell’ordine

PESCARA. Sembrava una organizzazione perfetta in ogni sua componente, ma soprattutto capace di rendere ogni anno tra i due ai tre milioni di euro. Tutto questo fino a quando non ci ha messo mano la procura di Pescara e il pm Andrea Di Giovanni, e naturalmente la guardia di finanza. E così una lunga serie di compagnie di assicurazioni hanno potuto tirare un sospiro di sollievo e sono finite in 14 fra le parti offese di un procedimento a carico di 49 persone, 23 delle quali vengono ritenuti a pieno titolo nell’associazione per delinquere contestata, per i quali la procura ora chiede il processo (udienza fissata a dicembre).

In cima alla piramide la procura ha posto Jonathan Basile, ritenuto il “capo” di una associazione dedita a una lunga serie di truffe alle assicurazioni con falsi incidenti e con incidenti appositamente gonfiati, titolare della “Immobilien e Servizi srl” ed ex socio del Centro medico “Officina della Salute srl” dell’ortopedico Domenico Palmieri (originariamente indagato che ora però non figura nella richiesta di rinvio a giudizio).

Basile coinvolse nella vicenda l’intera famiglia: il padre Claudio, i fratelli Salvatore e Mariano, la madre Natascia Bucci, la sua ex fidanzata Sara Travaglini e la sua attuale compagna, la spagnola di origini marocchine Bailla Hossain El Hichou; i suoi stretti collaboratori Luciano Salvagno, Gustavo Baldacci, Simonluca Marinucci, Pierpaolo Noto, Vincenzo Noto, Fabiano Selvaggi, Nicolas De Marco, Omar Trovarello e il suo «guardaspalle» come definito dalla procura, Vincenzo Cavallaro, ritenuto personaggio di rilievo della malavita campana: «fungeva da guardia del corpo di Basile in ragione della sua notevole capacità intimidatoria desumibile dal suo ricco curriculum criminale e dai suoi rapporti esistenti con la criminalità organizzata», come si legge nell’imputazione.

Ma insieme a questi, ci sono anche i livelli professionalmente più alti e cioè medici, avvocati e rappresentanti delle forze dell’ordine.

I medici coinvolti (che secondo l’accusa si sarebbero prestati a rilasciare certificazioni relative agli incidenti ritenuti falsi) sono Ivo De Iulis, Giovanni Paolini, Romualdo Tosti Guerra; e poi gli avvocati Marina Bellabarba ed Enrico Di Bonaventura (entrambi marchigiani); a questi si aggiungono Valentino Valente e Massimiliano Cacciagrano, rispettivamente appartenenti alla Municipale e alla squadra mobile di Chieti. E poi tutti quei soggetti che avrebbero svolto ruoli centrali nei vari incidenti simulati, oppure veri ma poi gonfiati con certificazioni fasulle e quant’altro per frodare, per diverse centinaia di migliaia di euro, le compagnie assicuratrici (come detto ne figurano 14 fra le più importanti in campo nazionale fra le parti offese, oltre a due Asl, una banca e il Comune di Chieti).

Nel lungo capo di imputazione viene dettagliato ogni singolo incidente e ogni singola operazione con le compagnie di assicurazione, ma è la descrizione dell’associazione per delinquere che riassume il tutto. «Si associavano (contestazione che è in capo a 23 indagati ndr) allo scopo di commettere una pluralità di delitti: fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona, sostituzione di persona (di quei soggetti che si facevano visitare al posto di altri in quanto avevano delle specifiche problematiche che non avevano nulla a che fare con gli incidenti ndr), falso materiale ed ideologico in atto pubblico, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori», attraverso una organizzazione di uomini e mezzi. Con Jonathan al vertice, «dopo aver individuato soggetti potenzialmente interessati denunciavano sinistri mai accaduti o sinistri realmente accaduti (partecipando direttamente ad alcuni di essi nei ruoli rispettivamente di responsabile o danneggiato), alteravano e falsificavano documentazione medica a riscontro, inserivano testimonianze e/o verbali di pg confezionati ad hoc al fine di rafforzare la credibilità dell’evento, effettuavano visite mediche addomesticate e/o esami diagnostici su persone consenzienti disponibili a sottoporsi in cambio di denaro...». E poi ancora, una volta che «il danno era stato risarcito si suddividevano il profitto secondo una quota prestabilita in ragione del servizio reso mentre i vertici dell’associazione reinvestivano il denaro percepito illecitamente in tutto o in parte per la costituzione e/o il finanziamento di società commerciali agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili oppure per l’acquisto speculativo di immobili che in parte destinavano a luogo di dimora e in parte o ponevano in locazione generando ulteriori profitti oppure rivendevano a prezzo di mercato incassando ulteriori utili derivanti dalla plusvalenza così generata».