Studio rivela: i vantaggi del 110 sono enormi per le casse statali

PESCARA . Il Superbonus 110% per i lavori di efficientamento energetico in edilizia da rivalutare (economicamente), giacché, malgrado le relazioni tecniche che ne hanno accompagnato il debutto...
PESCARA . Il Superbonus 110% per i lavori di efficientamento energetico in edilizia da rivalutare (economicamente), giacché, malgrado le relazioni tecniche che ne hanno accompagnato il debutto abbiano «fortemente sottostimato gli effetti», la misura si rivela, ad oggi, assai vantaggiosa per le casse dello Stato: se, infatti, si osserva la performance dell'incentivo nel biennio 2020-2021, «a fronte di un euro di uscita finanziaria pubblica in termini di crediti, o di detrazioni fiscali, riconosciuti ai contribuenti, grazie agli effetti moltiplicativi in termini economici ne ritornano 43,3 centesimi, cosicché il costo netto, per lo Stato, è pari a 56,7 centesimi». A fare i conti sono il Consiglio e la Fondazione nazionali dei commercialisti, che in uno studio sull'agevolazione (introdotta dal decreto Rilancio, maggio 2020), osservano come le cifre sotto la lente d'ingrandimento evidenzino che, «nonostante sia risultata molto più costosa di quanto era stato previsto, ha al tempo stesso un ritorno finanziario per l'Erario anch'esso molto più elevato di quanto era stato inizialmente preventivato». E, a questi dati, sottolineano i professionisti nel loro documento, bisogna pure aggiungere «i rilevanti effetti positivi sull'occupazione e sul reddito di famiglie ed imprese, che sono stati essenziali» per la crescita, non soltanto del comparto edilizio, bensì del sistema Paese nel suo insieme, che è stato già pesantemente colpito, prima dalla pandemia e poi dal conflitto fra Russia ed Ucraina. La ricerca giunge a dimostrare che il costo lordo del Superbonus per lo Stato, solamente per il 2021, è stato, in realtà, più alto di oltre 21 miliardi, mentre l'effetto fiscale indotto, che simula le maggiori entrate per le casse pubbliche, è stato pari a 12 miliardi, determinando in tal modo un costo netto aggiuntivo per lo Stato di circa 9,5 miliardi. Inoltre, stando alle rilevazioni dei commercialisti, la misura ha generato un effetto «iperespansivo», di cui ha beneficiato gran parte del tessuto produttivo: nel 2021, il settore delle costruzioni «ha incrementato la produzione totale del 20,2% e il valore aggiunto del 21,6%», laddove quest'ultimo «è stato 3,2 volte più alto del tasso di crescita totale dell'economia». E gli investimenti in abitazioni, sempre lo scorso anno, «sono cresciuti del 26%, a fronte di un incremento nell'intera economia del 17%, mentre l'occupazione è cresciuta del 6% contro il +0,6% dell'intera economia». Numeri che inducono i commercialisti ad auspicare che il Superbonus diventi strutturale, e ad accogliere con favore i ritocchi per ridurre la percentuale di detrazione che, spiegano, «oltre a rendere più sostenibile la misura, innescano anche il contrasto di interessi tra imprese e committenti, evitando ingiustificati rialzi dei prezzi nel comparto». (u.c.)

