«Subito il cantiere o famiglie fuori casa»

23 Dicembre 2014

Aut-aut dei vigili del fuoco, l’allarme crolli ignorato da due anni

MONTESILVANO. Stavolta, dicono i vigili del fuoco, non si può fare come prima: è «necessario» intervenire «senza ritardi» perché il rischio di crolli nel palazzo del degrado esiste davvero. Per questo, i lavori all’edificio che cade a pezzi in via Lazio 61, a Montesilvano, devono essere fatti subito: «Con somma urgenza», sottolineano i vigili del fuoco che, il 17 dicembre scorso, hanno bloccato l’accesso alle due scale antincendio solcate da crepe larghe anche tre centimetri. E se proprio i lavori non si possono fare in fretta, allora, l’ipotesi di sgomberare le 45 famiglie che abitano nel palazzo torna possibile: «Qualora i tempi tecnici per l’avvio dei lavori di messa in sicurezza non consentano un immediato intervento», dice il verbale, «si ritiene necessario valutare la possibilità di rendere momentaneamente inagibile il fabbricato». È un Natale di ansia quello che si avviano a passare i residenti del palazzo di proprietà del Comune di Pescara e di tre privati. Un’altra beffa che arriva dopo le segnalazioni ignorate.

Benvenuti in via Lazio 61, sotto il palazzo di tutti e di nessuno: 7 piani di cemento che cascano a pezzi tra l’indifferenza – i vigili del fuoco sono intervenuti «in più occasioni» ma i lavori richiesti con «specifiche comunicazioni» non sono mai stati fatti – e le promesse mancate delle amministrazioni pubbliche. Perché il palazzo delle case popolari sembra avere il dono dell’extraterritorialità: si trova a Montesilvano, con vista sul mare, ma è di proprietà del Comune di Pescara, 59 appartamenti – 44 assegnati legittimamente –, e di tre privati. Di tutti e di nessuno.

«Questo palazzo, più trent’anni fa, era un palazzo d’oro. Poi, hanno cominciato a metterci dentro i delinquenti ed è diventato uno schifo», racconta un residente. Non è proprio una leggenda perché un documento del Comune di Pescara risalente al 2011 dice così: «I locali al piano attico vengono occupati sistematicamente da nomadi, extracomunitari, slavi che agevolano la profilerazione della piccola delinquenza». Il residente prosegue: «Qua non si può prendere neanche il caffè fuori perché ti buttano la spazzatura addosso», dice indicando le buste dell’immondizia accatastate in strada. Dall’altra parte, c’è un locale con il vetro rotto e invaso dalla spazzatura: «Provi a entrare», invita il residente. Una volta lì c’era un centro sportivo, lo Sporting, con tre piscine diventate poi delle discariche: oggi gli ingressi, sotto di un’insegna sbiadita bianca e azzurra, sono murati, ma una porta a vetro è stata sfondata e si può accedere al salone con il pavimento di moquette trasformato nel salotto dei tossicodipendenti, con divani e poltrone consumati, e in un dormitorio con i materassi stesi a terra. «E chi ci entra lì dentro?», dice un altro residente, «è uno schifo, lo sanno tutti ma noi siamo sempre abbandonati». A terra ci sono stivali neri di pelle con i tacchi alti, biscotti, la foto in bianco e nero di una donna degli anni Cinquanta, scatole di medicinali e bottiglie vuote. E poi una distesa di immondizia, incredibile per un immobile nel centro della città.

La piscina è chiusa a chiave ma il verbale del Comune di Pescara di tre anni fa racconta lo stesso cosa c’è dentro: «I locali al piano terra risultano ancor più danneggiati per via di una piscina abbandonata con acqua stagnante; all’interno sono state rinvenute carcasse di topi, uccelli e altri animali che, unitamente ad altra sporcizia e materiale di vario tipo trasportato dal vento e lanciato dai piani superiori, hanno reso il locale un ricettacolo di immondizia».

Da 6 giorni le scale antincendio sono transennate: le crepe, con il cemento armato già crollato, si vedono a occhio. Lungo la scalinata lato mare, entrano due dita nelle crepe che attraversano il pilastro formando una croce. Per paura dei crolli, il 27 novembre scorso, i residenti hanno chiesto aiuto agli unici che intervengono e non li lasciano soli, cioè i vigili del fuoco.

In base ai controlli, il palazzo è pericolante e non si discute: il verbale mandato ieri al sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, al dirigente Pierpaolo Pescara, alla prefettura, al sindaco di Montesilvano Francesco Maragno e all’amministratore di condominio, Fernando Roio, parla chiaro rivelando una storia di ordinario degrado che appare, però, invisibile. Sullo stabile serve un’altra «verifica statica» per capire se le scale antincendio rischiano davvero di crollare oppure no.

Ma non è la prima volta che i vigili del fuoco chiedono interventi sulla stabilità del palazzo vista mare, nel quartiere di Villa Canonico. Una lettera fotocopia riporta al 21 aprile 2013 per denunciare «un generale stato di degrado con parti del rivestimento di facciata e dei copriferri delle strutture in cemento armato ammalorato e distaccato con ampi tratti delle armature metalliche esposte e peraltro in avanzato stato di ossidazione». Un documento inviato dai vigili del fuoco ma finito nei cassetti delle amministrazioni pubbliche e rimasto lì come lettera morta. Vuol dire che già 20 mesi fa, quasi due anni, i vigili del fuoco hanno segnalato la pericolosità dell’immobile e nessuno è intervenuto facendo finta di niente. È un’altra circostanza che racconta l’abbandono del palazzo. Un degrado che si misura con le immagini pubblicate e con i racconti dei residenti. «Qua i lavori di manutenzione non li abbiamo mai visti», spiega un residente. E infatti, rispetto al penultimo sopralluogo, la situazione è solo peggiorata: «Si è accertato un generale aggravamento dei dissesti in atto», dicono i vigili del fuoco, «e in particolare si sono rivelati distacchi di copriferro e rivestimenti cementizi in corrispondenza dei ballatoi del quarto e quinto piano in cui insistono gli accessi alle singole unità abitative e le strutture in cemento armato delle scale poste ai due estremi del fabbricato. Queste ultime presentano ampi tratti di armatura esposta e ossidata con conseguente riduzione di sezione, alcune barre distaccate con perdita di aderenza e lo sgretolamento di parti di calcestruzzo, ovvero condizioni che lasciano dubitare sulla stessa staticità della struttura. Inoltre», conclude il verbale, «si è rivelato che le ringhiere metalliche dei balconi di diverse abitazioni, a causa del deterioramento della malta cementizia, hanno subito il distacco di alcuni degli ancoraggi con i quali sono assicurati alla struttura».

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