Sui cervi l’assessore non fa retromarcia

E per l’emergenza acqua spunta un fabbisogno di 1 miliardo
L’AQUILA. Nessuna retromarcia della Regione sull’abbattimento dei 469 cervi in Abruzzo. Mentre per risolvere la crisi idrica occorrono lavori per un miliardo di euro. I due temi caldi hanno animato ieri, per ore, lo scontro politico nelle Commissioni consiliari. La mattinata si è aperta con la Terza Commissione “Agricoltura, sviluppo economico e attività produttive”, presieduta da Nicola Campitelli, che ha esaminato il contenuto della mozione firmata dai consiglieri opposizione Monaco, Pietrucci, Cavallari, Blasioli, Pavone, Menna, Paolucci, D’Amico e Alessandrini, per la revoca della delibera di Giunta regionale dell’8 agosto che dà il via libera dal 14 ottobre alla caccia selettiva dei cervi. Il confronto si è aperto con le audizioni delle associazioni agricole e degli allevatori: Donato Di Marco, in rappresentanza della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori Abruzzo); Domenico Roselli, per la Coldiretti regionale e Dino Rossi del Comitato spontaneo Allevatori Abruzzo.
È stata poi la volta delle associazioni ambientaliste con gli interventi di Patrizio Schiazza, presidente di “Ambiente e/è Vita”; Gianluca Tursini, presidente dell’Associazione Formiche d’Italia ed Ennio Ciccotti, tecnico faunistico del Parco regionale Sirente-Velino e delegato dell’Ambito Territoriale di Caccia Subequano.
Dai banchi del centrodestra, Verrecchia (FdI) ha invocato piani straordinari, previsti da una legge del 1992, per abbattere cinghiali e cervi nell’Aquilano. Ma non si è giunti al voto della mozione. Le audizioni riprenderanno la settimana prossima per ascoltare altri trenta portatori d’interesse. Ma per l’assessore Emanuele Imprudente, con delega all’agricoltura, caccia e pesca, parchi e riserve naturali e ambiente: «Il Piano Faunistico Venatorio è stato approvato all’unanimità, è frutto di dati scientifici e nella fase attuativa c’è questo percorso sostenuto da autorizzazioni e pareri tecnici. È’ un provvedimento che ha equilibrio e sostanza». Quindi nessun dietrofront.
Dalle prime ore del pomeriggio, la Terza Commissione si è unita alla Seconda “Territorio Ambiente e Infrastrutture”, presieduta da Emiliano di Matteo, per affrontare il tema dell’emergenza idrica. Ma è stato un buco nell’acqua.
Alla presenza dell’assessore Imprudente, hanno aperto la sessione di audizioni il presidente dell’Ente regionale servizio idrico integrato (Ersi), Nunzio Merolli e Augusto De Sanctis (Forum H2O). Sono poi intervenuti i gestori del servizio idrico che hanno relazionato sulle azioni messe in campo per affrontare la carenza d’acqua nel periodo estivo e hanno fatto il punto sugli investimenti futuri e sullo stato delle reti nei territori di propria competenza. Hanno parlato: il presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe; il presidente della Saca, Luciano Di Biase; la presidente di Aca, Giovanna Brandelli; il direttore amministrativo di Gsa spa, Raffaele Giannone.
Nulla che non si sapesse già. La sostituzione delle reti vetuste, a sentire i gestori intervenuti, sarà il passo successivo per il quale andranno individuate le risorse nella prossima programmazione nazionale e comunitaria. Ma per raggiungere l’obiettivo occorre un miliardo di euro: la risposta fornita a D’Amico. Da aggiungere che il presidente Di Matteo ha annunciato la volontà di continuare l’approfondimento sul tema “acqua”, dichiarandosi favorevole ad una futura gestione unitaria del servizio e rilanciando una commissione permanente dedicata. Ma è stata rinviata ad un futuro incontro la discussione su due risoluzioni per la tutela delle sorgenti del Tirino. I rispettivi proponenti, Blasioli (Pd), Campitelli (Lega) e Di Matteo (FI) si sono impegnati a lavorare per un documento unificato che faccia fa argine alle ambizioni della Puglia. (u.c.)

