Sul Colle del Telegrafo le origini della città

Il primo insediamento risalente all’età del bronzo, poi il “Castrum ad mare” longobardo con la torre
PESCARA. Affacciarsi dal Parco del Colle del Telegrafo e spaziare con lo sguardo sulla valle sottostante e sul mare: lo stesso sguardo che quattromila anni fa posavano sui luoghi circostanti gli antichi abitanti stabilitisi su questa altura. Perché è proprio qui, racconta lo storico Camillo Chiarieri, che si possono ritrovare le origini di Pescara. Su questo pianoro a 140 m sul livello del mare, sono emersi reperti riferibili a un insediamento risalente all’età del bronzo. In alto il villaggio, sotto, a circa un chilometro, il porto, essenziale per gli scambi comunque ampi e frequenti. «Qui», spiega Chiarieri, «arrivava l’ossidiana da Lipari, l’ambra dall’Oriente». Tutt’intorno, boschi e selve, come si evince da certi toponimi locali: Montesilvano, Silvi, San Silvestro. Appena sotto, in zona Gesuiti, fu rinvenuta una vasta necropoli italica, sfortunatamente, si rammarica lo storico, distrutta o ricoperta durante l’ampliamento dell’abitato moderno.
Sul Colle del Telegrafo arrivarono anche i Longobardi. Sul pianoro costruirono un agglomerato fortificato, probabilmente in legno, un castrum ad mare, con una torre di avvistamento. Darà il nome a Castellammare. Fu progressivamente abbandonato quando gli abitanti iniziarono a spostarsi in basso, sparpagliandosi verso gli altri colli e la chiesa antica, poi verso il santuario della Madonna dei Sette Dolori.
Oggi, sul Colle del Telegrafo, non molto di tutto questo è visibile. Da scavi fatti una ventina di anni fa sono emersi basamenti della torre, ci sono brandelli di mura, che andrebbero, avverte Chiarieri, «recintati e segnalati con pannelli informativi. Poi, bisognerebbe scavare di più».
La bellezza di Colle del Telegrafo continua così a racchiudere la memoria della città, città di mare nata sul suo più alto colle. (s.d.n)

