«Sull’immondizia stangata ingiustificata»

31 Gennaio 2017

Gli artigiani della Cna bocciano l’incremento della spesa per le imprese: un salasso per bar e ristoranti

PESCARA. Esplode la protesta degli artigiani per la decisione dell’amministrazione comunale di aumentare in media del 4 per cento le tariffe della Tari.

«Incurante di una recente decisione della Corte di Cassazione», si è lamentato il direttore della Cna Carmine Salce, «il Comune continua ad applicare aumenti delle tariffe sullo smaltimento rifiuti delle imprese solo con una logica di copertura dei costi».

A detta di Salce, ove le tariffe fossero sostanzialmente confermate, «ci troveremmo di fronte, per alcune attività, ad autentiche stangate. Ad esempio, a una categoria come quella di ristoranti, osterie, trattorie, pizzerie, pub e birrerie, per una superficie ipotetica di 100 metri quadrati, verrebbero richiesti 71 euro in più dell'anno passato; mentre per bar, caffè e pasticcerie, l'aumento per una identica superficie salirebbe a 81 euro. Sono invece più contenuti gli incrementi per le altre attività».

La Cna di Pescara ricorda come nell'estate scorsa, tutte le amministrazioni comunali abruzzesi furono richiamate proprio dalla Confederazione artigiana abruzzese a rispettare la sentenza della suprema Corte di Cassazione, relativa a un Comune toscano, secondo cui «i locali destinati alla produzione non possono essere assoggettati alla tassa ordinaria sui rifiuti, visto che per smaltire i residui di produzione le imprese già pagano profumatamente».

Tassazione separata, segnalano le imprese, di cui non si sarebbe invece tenuto conto nell'attuale calcolo delle superfici assoggettate alla tassa.

«Non si comprende, oltretutto», aggiunge Salce, «come gli asseriti risparmi derivanti dall'aumento della raccolta differenziata, secondo quanto dichiarato dalla stessa amministrazione comunale, non si traducano in risparmi per il contribuente. Che, al contrario, deve subire aumenti dei costi del servizio, ripagandone in questo modo gli investimenti». La Cna ha quindi chiesto alla giunta Alessandrini e al consiglio comunale un approfondimento più attento, prima di una decisione definitiva, «che rischia di produrre, nelle tasche di imprese già duramente provate dagli effetti della crisi e del maltempo di queste ultime settimane, ulteriori effetti recessivi».

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