Superbonus 110% fino al 2025 per tutti i Comuni del Cratere

I senatori Liris e Sigismondi (FdI): «Provvedimento essenziale per la sicurezza dei territori»
L'AQUILA. Nei comuni abruzzesi dei crateri sismici 2009 e 2016-2017, il Superbonus resterà a percentuale piena, del 110%. Ma solo per le quote di accollo per gli edifici inagibili, danneggiati dal sisma, che devono essere ristrutturati. La misura non sarà, quindi, estesa in modo generalizzato a tutte le abitazioni. L'annuncio arriva dai senatori di Fratelli d'Italia, Guido Liris ed Etelwardo Sigismondi: «Le modifiche al Superbonus 110% non riguardano i crateri sismici abruzzesi, dove il sistema resta invariato con la possibilità di usufruirne fino al 2025. È un grande risultato che portiamo a casa, per nulla scontato, che tutela le aree, Abruzzo compreso, colpite dai terremoti».
TUTTO INVARIATO
«Lasciare invariato il bonus per l’adeguamento sismico», rilevano Liris e Sigismondi, «è una decisione molto importante perché è una misura essenziale per la prevenzione in territori fragili come il nostro. Per questo, va rivolto un plauso al Governo che ha ascoltato le argomentazioni di cui ci siamo fatti portavoce a Roma, raccogliendo anche le istanze di associazioni di categoria, ordini professionali ed enti locali, con cui ci confronteremo nuovamente sull’intera questione bonus 110 appena avremo il testo definitivo. Ora occorre intervenire, magari anche con il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, con strumenti idonei ad agevolare i cittadini del cratere nell'ottenimento della cessione del credito ai fini del finanziamento dell'accollo». Il rischio concreto, rilevano Liris e Sigismondi, «è quello di un ulteriore stop alla ricostruzione privata, già duramente colpita dalla fase congiunturale, che risente di drammatici rincari e difficoltà di approvvigionamento di materiali».
LAVORO GIA' IMPOSTATO
«È un fatto molto positivo che il Governo abbia confermato il Superbonus al 110% sulle quote di accollo per gli edifici resi inagibili dal sisma fino a tutto il 2025: una misura che abbiamo definito con l'Agenzia delle entrate e che era stata adottata a fine 2021 con la legge di Bilancio 2022», ricorda il commissario straordinario alla ricostruzione del cratere Centro-Italia, Giovanni Legnini, «è uno strumento importante per evitare che ricadano, a carico dei cittadini che devono ricostruire le loro abitazioni, eventuali spese per la ricostruzione degli edifici, non coperte dal contributo sisma. Oggi il problema è rappresentato dalla difficoltà per i cittadini di cedere il credito d'imposta alle banche o alle imprese costruttrici. Mi auguro che il Governo e il Parlamento trovino presto una soluzione a questo problema, del quale abbiamo già discusso con il Mef, la Cassa depositi e prestiti e il sistema bancario. Problema che rischia di vanificare l'utilità dello strumento».
COME CAMBIA IL SUPERBONUS
Dal 2023, l'accesso al Superbonus, in tutti gli altri casi fuori dal circuito della ricostruzione post-sisma, sarà differente rispetto al passato. A partire dalla percentuale che scenderà dal 110 al 90% sia per i condomini, che per le ville unifamiliari, riammesse all'agevolazione. La seconda novità riguarda il calcolo con il nuovo metodo del Quoziente familiare: oltre i 60mila euro di reddito complessivo non si avrà più diritto al beneficio. Modifiche che saranno valide solo per le nuove pratiche, non per i lavori in corso, già approvati. Con il decreto Aiuti quater è stata introdotta la possibilità, per il prossimo anno, di accedere al beneficio ai proprietari di singole abitazioni – ville e villette unifamiliari – a condizione che si tratti di prima casa e con limiti di reddito stabiliti. Era già previsto che dal 31 dicembre 2023 il Superbonus scendesse dal 110% al 90%, ma il nuovo Governo ha deciso di anticipare la scadenza di un anno, anche per motivi di cassa, facendo scattare la riduzione già dal 1° gennaio prossimo. Negli anni il bonus andrà gradualmente a scendere, con una rimodulazione al 70% fino al 31 dicembre 2024 e al 65% fino 31 dicembre 2025.
CESSIONE DEL CREDITO
È la nota dolente. Il Governo, a tal proposito, ha promesso un intervento «perché questo è il problema reale di molte imprese». Senza garanzie sulla cessione del credito, difficilmente i committenti e le aziende, soprattutto se incaricate di più lavori, avranno sufficiente capienza fiscale per portare in detrazione le somme riconosciute per gli interventi. Le difficoltà più grosse, da questo punto di vista, sono proprio dei contribuenti con redditi più bassi, considerando anche il fatto che la maxi-detrazione deve essere spalmata in 4 o 5 anni, a seconda del periodo in cui sono iniziati i lavori, anziché in 10 come avviene per il bonus ristrutturazione. Inoltre, gli interventi di miglioramento energetico e sismico richiedono lavori di portata rilevante e piuttosto costosi: per non impedire, nei fatti, l’accesso all’agevolazione ai cittadini con redditi più bassi, in alternativa alla cessione del credito. Il Governo sta pensando a un allungamento dei tempi di fruizione tramite detrazione dell’agevolazione. Una via alternativa, a oggi già possibile, è la cessione a soggetti che possono, a loro volta, portare le somme in compensazione.

