Superbonus 110%, non decolla la legge regionale sblocca-lavori

6 Settembre 2023

I crediti incagliati superano quota 600 milioni di euro: una cifra record che ostacola l’acquisto

L’AQUILA. La buona volontà c’è ma la certezza dell’esito è ridotta al minimo. In altre parole: il progetto di legge regionale portato avanti dal centrodestra per sbloccare i cantieri del Superbonus 110% non decolla e anche se riuscisse a farlo coprirebbe una parte minima dei crediti incagliati che stanno compromettendo i lavori ancora in corso. L’ostacolo principale, di fatto insormontabile, è rappresentato dall’entità record delle somme arenate.
BARRIERA INSUPERABILE.
In Abruzzo, al 30 luglio 2023, sono stati autorizzati oltre 11.500 cantieri con investimenti ammessi a detrazione che sfiorano i 3 miliardi di euro, ma si è anche raggiunto un monte crediti incagliati che, secondo una stima dell’Associazione costruttori, supera i 600 milioni di euro, sfiorando i 700. Numeri proibitivi per le società partecipate della Regione, coinvolte nell’operazione di acquisto dei crediti, che hanno la strada sbarrata da una barriera insuperabile.
Dal canto loro, il presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e il governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, mantengono però una posizione ottimistica, il primo più del secondo, rinviando la decisione sul futuro della legge sblocca lavori – positiva o infausta che sia – al conteggio delle cifre che enti o società collegate alla Regione sono in grado di cubare attraverso i propri modelli F24.
L’APRIPISTA.
Per capire il meccanismo apparentemente complesso della norma bisogna ricordare che l’Abruzzo, a metà agosto, ha preso la decisione di seguire le orme della Basilicata dove, con l’avallo del Ministero dell’Economia e Finanze, è stata avviata l’operazione-salvataggio dei cantieri del 110% fermi. In Basilicata, come conferma Vito Bardi, di Forza Italia, ex vicecomandante generale della Guardia di Finanza e presidente di quella Regione apripista, la legge sta per muovere i suoi primi passi, indipendentemente da ciò che deciderà di fare il Governo Meloni, che decisamente non tifa per il Superbonus 110% ma ne ha decretato la fine.
L’ABRUZZO RITENTA.
A distanza di sette mesi da un primo tentativo fallito, anche l’Abruzzo ha quindi imboccato la stessa strada della Basilicata riproponendo una legge regionale in grado di sbloccare i crediti incagliati.
Il testo, preparato in breve tempo dall’ufficio di presidenza del Consiglio Regionale, è stato consegnato dal presidente Sospiri al governatore Marsilio. «È simile, ma non identico a quello della Basilicata», precisa quest’ultimo al Centro.
La legge, in estrema sintesi, stabilisce che lo stop alle cessioni dei crediti incagliati, disposto il 16 febbraio scorso da un decreto del governo Meloni, non si applicherebbe agli acquisti da parte di alcune società ed enti collegati con la Regione. Parliamo per esempio di Tua, Fira, Ater e Arap, ma non delle quattro Asl, aziende con capienze decisamente maggiori rispetto a tutte le altre ma non incluse nell’elenco.
GLI ATTORI PROTAGONISTI.
Il decreto del Governo che sette mesi fa ha dato lo stop al Superbonus fece arenare anche la prima norma Abruzzo, non andata in porto. Ma questa seconda legge prevede che la Regione non sia più l’attore principale che acquista crediti incagliati da imprese per cederli poi agli istituiti bancari, attraverso il proprio modello F4 e in fase di dichiarazione fiscale, con un meccanismo di compensazione. A fare tutto ciò, con una sorta di triangolazione, dovrebbero invece essere gli enti o le società controllate dalla Regione.
L’articolo 1 del progetto di legge precisa, infatti, che questi (con il distinguo fatto prima, ndr) «assumono un ruolo attivo nella circolazione dei crediti fiscali effettuati da imprese aventi sede legale ed operativa sul territorio regionale e in riferimento ad immobili ubicati sul medesimo territorio».
Ma l’articolo 3, che stabilisce criteri e condizioni per l’acquisto dei crediti fiscali, prevede «che sia consentito nei limiti della consistenza della capacità di compensazione annua mediante modello F24». E subito dopo l’articolo 4 impegna la Giunta regionale, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, a stabilire «i criteri per la valutazione della consistenza della capacità di compensazione annua mediante modello F24 degli enti pubblici economici regionali e/o società partecipate».
CIFRE E CONTROCIFRE.
Sia l’organismo legislativo sia l’esecutivo regionale si trovano davanti l’ostacolo insormontabile rappresentato da quei 600/700 milioni, che portano l’Ance Abruzzo a esprimere un forte pessimismo verso la riuscita dell’operazione. E il presidente Sospiri ad affermare che questa cifra enorme di crediti da disincagliare sarebbe sovrastimata.
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