Superbonus e l’Abruzzo: cosa accade senza Draghi

Poche garanzie di concludere le opere di riqualificazione energetica e sismica Tanti cantieri chiusi perché le aziende non riescono a scontare i crediti fiscali
Superbonus congelato e migliaia di imprese in attesa di pagamenti che rischiano di "saltare". La fine del Governo Draghi ha riportato alla ribalta il problema degli incassi: troppi, al momento, i cantieri aperti, fermi perché le imprese edili non riescono più a scontare i crediti fiscali. E non vi è certezza sull'inserimento del Superbonus 110% nell’elenco degli interventi imprescindibili dell'esecutivo, prima che si vada al voto.
MECCANISMO DI CESSIONE
Il nuovo meccanismo per sbloccare la cessione dei crediti, ormai ingolfata, che aveva in mente Draghi è ancora realizzabile? Difficile, al momento, dare garanzie. Uno studio della società Nomisma ha messo in luce gli effetti positivi della misura, con 38,7 miliardi di euro finora investiti dallo Stato a titolo di copertura dei lavori già conclusi o in via di conclusione, che avrebbero generato un valore economico pari a 124,8 miliardi di euro, cioè il 7,5% del Pil. Ma è pur vero che ci sono migliaia di imprese che stanno aspettando ancora i crediti e non hanno la capacità economica per proseguire i lavori.
NOVITÀ DECRETO AIUTI
Intanto, il decreto Aiuti ha portato una parziale apertura sulle cessioni del credito: prima dell’entrata in vigore del provvedimento del 17 maggio 2022 erano possibili solo tre passaggi per le cessioni del credito, che diventano due se si parte da uno sconto in fattura, e le operazioni oltre la prima dovevano avere come cessionario una banca, un’assicurazione o un soggetto finanziario vigilato. Il decreto Aiuti ha aperto alla possibilità per le banche di effettuare un’ulteriore operazione dopo la terza cedendo il credito a correntisti qualificabili come clienti professionali. La conversione votata dalla Camera apre ancora un po’ le maglie rendendo possibile la quarta cessione anche alle partite Iva, ma questo solo per le somme derivanti da cessioni comunicate dopo il 1° maggio 2022.
CESSIONE DEL CREDITO
È qui che si incaglia il meccanismo. Il grande problema da affrontare nell'immediato è dato dalle criticità legate alla cessione del credito. La quasi totalità dei lavori riguardanti il Superbonus avviene in questo modo, o con lo sconto in fattura riconosciuto dall’impresa che fa i lavori, e che, a sua volta, cede il credito, Ma le banche stanno ritirando i crediti e bloccato molte operazioni per il rischio di non poter scaricare per intero le somme che hanno nei cassetti fiscali. Inoltre, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che «se il contribuente che ha ceduto il credito non aveva il diritto, o lo aveva solo in parte, di chiedere l’agevolazione il cessionario deve di fatto dimostrare di aver ritirato il credito solo a seguito di verifiche scrupolose. Altrimenti rischia di non poter utilizzare il credito stesso». E anche se le truffe legate al Superbonus sono solo una piccola parte del totale scoperto dalla Guardia di finanza, le banche, prudentemente, stanno dando l'ok alle operazioni solo dopo rigide procedure di verifica e con il contagocce.
BOOM DI RICHIESTE
Un quadro che non ha fermato il boom di richieste per il 110%. A fine giugno, il totale degli investimenti ammessi ammontava a 35,2 miliardi di euro, con detrazioni a carico dello Stato, a fine lavori, per 38,7 miliardi con un aumento del 14,8% rispetto ai 33,7 miliardi del mese precedente. I dati dell’Enea evidenziano come il valore, già lo scorso mese, avesse superato lo stanziamento previsto dal governo di 33,3 miliardi.

