Superbonus in aree sisma La detrazione in 10 anni

14 Maggio 2024

Il governo Meloni conferma la stretta sulla ristrutturazione delle abitazioni Passano da 4 a 10 rate annuali circa 12 miliardi di euro di somme già spese

L'AQUILA. Il governo stringe ancora le maglie del Superbonus. Ripartizione della detrazione in dieci quote annuali per le spese sostenute nel 2024: è il passaggio sostanziale dell'emendamento al decreto legge Superbonus presentato in Commissione Finanze del Senato. La norma si applicherà anche al sismabonus e andrà a incidere pesantemente sulla ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto. La detraibilità in dieci anni delle spese per interventi col Superbonus riguarda un ammontare di detrazioni fruibili pari a quasi 12 miliardi tra il 2024 e il 2025. In sostanza, anche chi ha eseguito i lavori usufruendo del Superbonus quest'anno potrà recuperare i soldi in dieci anni, non più in quattro. Contro le modifiche retroattivamente «che rischiano seriamente di penalizzare le aree del cratere 2009 e 2016, se non di fermare la ricostruzione» si è espresso il vice presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo, il forzista Roberto Santangelo.
COSA CAMBIA
Per comprendere come cambierà la misura basta fare un esempio: se un contribuente, grazie al Supebonus, deve recuperare 10mila euro di crediti di spese effettuate con il Superbonus, in 4 anni l’operazione comporta un recupero (tramite la dichiarazione dei redditi) di 2.500 euro all’anno. Spalmando il recupero in dieci anni si otterranno 1.000 euro di rimborso all’anno. I vantaggi per lo Stato sono facilmente deducibili: invece di rimborsare i contribuenti in un lasso di tempo più breve, dovendo sborsare cifre molto più alte, i rimborsi verranno dilazionati in un decennio, con una riduzione della spesa annua e dell’impatto sui conti pubblici di ogni singolo anno. La cifra finale sarà la stessa, ma ci sarà più tempo per pagarla.
SVANTAGGI PER CITTADINI
E IMPRESE
I contribuenti che hanno effettuato lavori sfruttando il Superbonus, nel 2024, e che pensavano di recuperare i soldi in 4-5 anni ora dovranno farlo in dieci anni. La “spalmatura” su 10 anni potrebbe rendere meno appetibile il Superbonus, inducendo le famiglie a non effettuare i lavori di ristrutturazione se non strettamente necessari. Vale a dire: meno lavoro potenziale per le aziende. Un provvedimento che interessa anche le imprese coinvolte nella cessione del credito, a cui i crediti acquisiti rientreranno molto più tardi rispetto alle previsioni iniziali. Ma ci sono cambiamenti anche per gli istituti di credito: arriva lo stop alla compensazione dei crediti di imposta del Superbonus con i contributi previdenziali e assistenziali e la loro rateizzazione in 6 anni. Anche questa misura è contenuta nell'emendamento del governo al decreto Superbonus. La norma, in particolare, stabilisce per banche ed assicurazioni il divieto, a partire dal 1 gennaio 2025, di compensazione dei crediti di imposta derivanti dall’esercizio delle opzioni di cessione del credito e di sconto in fattura con i contributi previdenziali, assistenziali e i premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Lo stesso emendamento prevede che, sempre a partire dal 2025, le rate annuali utilizzabili dei crediti d`imposta derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura «sono ripartite in 6 rate annuali di pari importo, in luogo dell’originaria rateazione prevista per tali crediti». La rateazione resta a quattro anni per gli Istituti «che abbiano acquistato le rate dei predetti crediti a un corrispettivo pari o superiore al 75 per cento dell’importo delle corrispondenti detrazioni».
I CONTI PER LO STATO
Passano da 4 a 10 rate annuali circa 12 miliardi di euro di detrazioni per le spese sostenute per gli interventi del Superbonus nel biennio 2025-2026. È quanto emerge dalla relazione tecnica allegata all'emendamento del governo al decreto Superbonus trasmesso alla Commissione bilancio del Senato. In particolare, si tratta di 6.211 milioni di euro di detrazioni fruibili nel 2025 e di circa 5.780 milioni di euro di detrazioni fruibili nel 2026. L'allungamento delle rateizzazione porterà, come effetto immediato, un maggiore gettito Irpef-Ires rispetto alle previsioni di bilancio di 1.630 milioni nel 2025, 2.448 milioni nel 2026, 1.798 milioni nel 2027, 1.565 nel 2028. Lo spalmacrediti produrrà, invece, effetti negativi sui conti pubblici a partire dal quinto anno di rateizzazione e, quindi, un minore gettito di circa 900 milioni nel 2029, di 2 miliardi nel 2030 e di circa 1,2 miliardi l'anno dal 2031 al 2034 per, poi, scendere fino ad 112 milioni nel 2035. Già nei giorni scorsi, prima ancora che lo scontro politico delle ultime ore si accendesse, da diverse parti, sia politiche che imprenditoriali, erano stati avanzati dubbi di incostituzionalità del provvedimento. La retroattività comporta infatti un «cambio delle regole a partita in corso», con un cambiamento unilaterale delle condizioni di accesso alla misura. Una modifica che potrebbe dare l'avvio ad una serie di contenziosi legali.