Superbonus, l’allarme resta: le nuove regole non bastano

4 Aprile 2023

Tra 24 ore il voto finale in Senato. D’Intino (Ance): per i condomìni non c’è speranza

L'AQUILA. Tra appena 24 ore la nuova versione del Superbonus sarà approvata definitivamente.
È previsto per domani il voto finale in Senato: a palazzo Madama, come accaduto già alla Camera, con ogni probabilità il governo porrà nuovamente la fiducia per concludere l'iter del decreto. «Un testo che non soddisfa e non è risolutivo», la denuncia il del presidente Ance Abruzzo, Antonio D'Intino, «migliaia di imprese restano in mezzo al guado, con il rischio di un'esplosione di contenziosi». Gran parte delle modifiche introdotte riguardano direttamente i cittadini ancora alle prese con i lavori. Ecco le più importanti.
SEI MESI IN PIÙ PER LE VILLETTE.
Per gli edifici unifamiliari ci sarà più tempo. La detrazione massima spetterà ancora per le spese sostenute fino al 30 settembre 2023. Ma resta la condizione di base: i sei mesi in più, rispetto al termine del 31 marzo, varranno solo per chi, alla data del 30 settembre 2022, abbia già effettuato lavori per almeno il 30 per cento dell'intervento complessivo. La novità maggiore rispetto al passato riguarda lo stop a sconto in fattura e cessione del credito. La data spartiacque rimane, come previsto, il 17 febbraio scorso. Dall'entrata in vigore del decreto, le operazioni che hanno permesso di effettuare i lavori senza tirare fuori un euro di tasca propria, garantendo al Superbonus e agli altri bonus edilizi un successo clamoroso, sono vietate.
Proprio le cessioni, secondo la Ragioneria dello Stato, hanno, infatti, fatto lievitare i costi per lo Stato e hanno fatto proliferare anche le frodi.
LE ECCEZIONI.
Fatta la norma, sono arrivate anche le deroghe. Nel corso dell'iter parlamentare del decreto è stato stabilito, infatti, che ad essere esclusi dallo stop alle cessioni saranno, innanzitutto, i lavori agevolati con il bonus per le barriere architettoniche, così come quelli sugli immobili danneggiati dai terremoti del 2009 e del 2016, e dall'alluvione delle Marche. Eccezione anche per le case di edilizia popolare, le Iacp, le onlus e le cooperative di abitazione, che potranno continuare ad utilizzare cessioni del credito e sconto in fattura. Identica deroga anche per i lavori di riqualificazione urbana.
Il Governo ha deciso di intervenire anche sul fronte della cosiddetta edilizia libera come sostituzione infissi e caldaie: la nuova norma prevede che, nel caso in cui non ci sia stato ancora l'avvio dei lavori entro il 16 febbraio scorso, sconto e cessione potranno rimanere nel caso in cui l'acconto di acquisto sia stato versato entro il 16 febbraio. In assenza di un acconto, l'esistenza di un accordo vincolante tra le parti "deve essere attestata sia dal cedente o committente, sia dal cessionario o prestatore, mediante dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà". La dichiarazione falsa implica la responsabilità penale.
DETRAZIONI IN 10 ANNI.
Le spese relative allo scorso anno potranno essere ancora cedute anche oltre l'attuale scadenza del 31 marzo, a fronte di una sanzione di 250 euro.
È stata, infatti, riconosciuta la possibilità di effettuare la comunicazione nel caso in cui il contratto di cessione non sia stato ancora concluso. Si applicherà la remissione in bonis valida fino al 30 novembre prossimo. In arrivo una chance in più per i redditi bassi con scarsa capienza fiscale: le norme introdotte consentono al contribuente, per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022, di optare per il riparto della detrazione in dieci quote annuali a partire dal periodo d'imposta 2023. L'opzione è irrevocabile ed è esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta 2023, ma vale solo a condizione che la rata di detrazione relativa al periodo d'imposta precedente, quello 2022, non sia indicata nella relativa dichiarazione dei redditi.
LA BOCCIATURA DELL'ANCE.
«Ciò che ha riconcesso il Governo è stato solo quello che aveva tolto in maniera arbitraria con una legge fatta in un'ora», sottolinea D'Intino, «è il minimo che si potesse fare la proroga per case Ater e per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma. Senza il 110%, il settore edile subirà una brusca frenata. Auspichiamo, viste le richieste dell'Europa in materia green, una legge stabile, concreta e di facile emanazione che possa garantire lavoro e, soprattutto, consentire al Paese di mettersi in linea con quanto chiede la Ue. La proroga concessa alle villette non basta: sono lavori minori», incalza il presidente dell'Ance, «per i quali sarebbe stato sufficiente lo slittamento di un mese. Il grosso è rappresentato dai condomini, con tutte le Cilas, i titoli abitativi, approvati entro novembre scorso, e i lavori non ancora partiti o a metà. Solo le imprese coraggiose, e ben strutturate economicamente, andranno avanti».
Per l'Ance, il rischio di contenziosi tra ditte e condòmini è elevatissimo, come anche quello per le imprese di piccole dimensioni, che non ce la fanno economicamente.
CESSIONE DEI CREDITI.
Resta la madre di tutti i problemi, per i Costruttori che evidenziano come «sia rimasta irrisolta la criticità maggiore: la cessione dei crediti. Per evitare decine e decine di fallimenti in Abruzzo, una situazione che si ripropone identica nel resto del Paese, ci auguriamo che le banche, seppure con una capienza ormai limitata, riaprano ai crediti. Ma, soprattutto, che lo facciano Poste italiane, Cassa depositi e prestiti e società statali come Enel e Ferrovie dello Stato. È ciò che abbiamo chiesto per riaprire il mercato e sbloccare i cantieri». Poste e banche starebbero lavorando a uno sblocco mirato, che consenta di superare l’impasse nella quale sono finite migliaia di imprese e di cittadini. L'Agenzia delle entrate stima in 17,4 miliardi i crediti incagliati ovvero fermi nei cassetti fiscali delle imprese. Anche altri operatori aspetterebbero nuovi ritocchi alla normativa. Nei prossimi giorni il Parlamento potrebbe essere chiamato a votare la proposta di sblocco presentata da Abi, l’associazione delle banche e dall'Ance, basata sulla compensazione dei modelli F24, quelli cioè utilizzati per pagare tasse, imposte e Iva. L’idea caldeggiata da Abi e Costruttori è quella di lasciar versare agli istituti di credito una piccola parte dei versamenti effettuati tramite F24, compensando i crediti fiscali che hanno in pancia. Ad ogni pagamento con un F24, la banca potrebbe liberarsi di una piccola quota dei suoi crediti.
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