Superbonus, la Camera sancisce lo stop

1 Febbraio 2024

Nessuna modifica per la proroga: Il voto conferma le anticipazioni del relatore Testa

L'AQUILA. La Camera ha chiuso il cerchio sul Superbonus. Nella seduta di ieri è stato approvato, con 140 voti a favore, il decreto sulle agevolazioni fiscali nel settore edilizio. Il testo, rimasto invariato rispetto alla stesura uscita da Palazzo Chigi, passerà ora all'esame del Senato. Non è prevista alcuna proroga del Superbonus al 110%, come anticipato al Centro, pochi giorni fa, il relatore della norma, Guerino Testa, deputato pescarese di Fratelli d’Italia. Confermate tutte le misure inserite nel testo approvato dal governo il 28 dicembre scorso: il contributo per consentire alle famiglie a basso reddito di effettuare nel 2024 i lavori già programmati usufruendo del 110% e la sanatoria che permetterà di evitare la restituzione delle somme a tutti coloro che non hanno completato i lavori entro il 31 dicembre 2023 e non hanno conseguito il miglioramento di due classi energetiche dell'immobile. Per i lavori che saranno effettuati nel 2024 resta la detrazione del 70% prevista dalla legislazione vigente.
NESSUNA ALTERNATIVA. Il decreto, che ora passa al Senato per la seconda lettura e che dovrà essere convertito in legge entro il 27 febbraio prossimo, non aveva di fatto alternative. La mancanza di risorse di copertura, sottolineata più volte dal ministero dell'Economia, ha portato al rigetto degli oltre 130 emendamenti, molti dei quali a firma della stessa maggioranza di centrodestra, che avrebbero potuto riaprire le maglie per completare i lavori in stato avanzato di realizzazione, consentendo di usufruire ancora del Superbonus nella misura massima del 110%. In ballo c'erano la possibilità di presentare un "Sal straordinario" in modo da poter sfruttare l'aliquota più elevata per i lavori effettivamente realizzati e regolarmente fatturati alla data del 31 dicembre scorso, salvando quindi queste spese dal ribasso dell'aliquota di detrazione al 70%, o di consentire una mini-proroga fino a febbraio per i condomìni che avevano completato per buona parte i lavori, a fine dicembre, arrivando almeno al 70-80% del totale degli interventi.
Tutto rigettato, con il rischio dell'apertura di una valanga di contenziosi tra proprietari di immobili in ristrutturazione e imprese.
COSA PREVEDE. Per tutelare le famiglie economicamente più fragili e consentire la conclusione dei cantieri Superbonus 110%, che abbiano raggiunto uno stato di avanzamento dei lavori non inferiore al 60% al 31 dicembre 2023, il decreto riconosce uno specifico contributo ai cittadini con reddito di riferimento non superiore a 15mila euro in relazione alle spese sostenute dal primo gennaio a 31 ottobre 2024.
Il contributo sarà erogato, nei limiti delle risorse disponibili pari a 16,4 miliardi, dall’Agenzia delle entrate, secondo criteri e modalità che verranno determinati in seguito con un decreto del ministro dell'Economia e delle finanze.
È' anche prevista la cosiddetta sanatoria, in base alla quale non devono essere restituite le somme risultanti negli stati di avanzamento dei lavori effettuati fino al 31 dicembre 2023, anche nel caso in cui, a causa del mancato completamento degli interventi, non sia stato realizzato il miglioramento delle due classi energetiche. Il decreto interviene, inoltre, in materia di sismabonus e di bonus per l'abbattimento delle barriere architettoniche restringendone l'applicazione. Nel testo si legge che «a partire dal 1° gennaio 2024, non è più possibile usufruire delle opzioni di sconto in fattura o cessione del credito tranne che per i condomini, in relazione a interventi su parti comuni di edifici a prevalente destinazione abitativa; per le persone fisiche, in relazione a interventi su edifici unifamiliari o unità abitative site in edifici plurifamiliari, a condizione che il contribuente abbia adibito l'unità immobiliare ad abitazione principale o abbia un reddito di riferimento non superiore a 15.000 euro». Tale requisito reddituale non si applica se nel nucleo familiare del contribuente è presente un soggetto in condizioni di disabilità accertata.
Il blocco della cessione del credito e dello sconto in fattura inoltre non si applica agli interventi che comportano la demolizione e la ricostruzione degli edifici nelle zone sismiche, inclusi nei piani di recupero del patrimonio edilizio esistente o di riqualificazione urbana, già approvati dalle amministrazioni comunali prima del 16 febbraio 2023. Sulle agevolazioni fiscali per l'abbattimento delle barriere architettoniche il decreto, per evitare l’uso improprio dei bonus, limita gli interventi agevolabili e i casi per i quali continua a essere previsto lo sconto in fattura e la cessione del credito a quelli relativi a scale, rampe e all’installazione di ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici. Infine sarà necessaria un'apposita asseverazione per il rispetto dei requisiti e sarà richiesta la tracciabilità dei pagamenti, da effettuare con “bonifico parlante”. (m.p.)
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