Superbonus, la Regione ora può tornare in pista

22 Agosto 2023

Cessione dei crediti, partita riaperta grazie alla legge approvata in Basilicata Sospiri: «I nostri uffici stanno studiando questa ipotesi, venerdì il verdetto»

L’AQUILA. Superbonus, le Regioni rientrano nella partita dei crediti incagliati, cioè le somme “bloccate” nei cassetti fiscali di committenti e imprese.
A riaprire la nuova strada è stata la Regione Basilicata, con l’approvazione di una legge che, sottoposta all’esame del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ottenuto il via libera. Per il Mef infatti «non vi sono osservazioni di carattere costituzionale, data la coerenza della norma regionale con il quadro legislativo nazionale di recente approvazione».
TOCCA ALL’ABRUZZO
La legge approvata in Basilicata fa da apripista per la Regione Abruzzo. Lo conferma al Centro il presidente del Consiglio regionale: «Stiamo studiando questa possibilità», dichiara Lorenzo Sospiri, «entro venerdì prossimo faremo la scelta». Tutto dovrà però avvenire nel rispetto del divieto stabilito dal decreto Cessioni. Un divieto contenuto già nell’articolo 1 del decreto numero 11 del 16 febbraio 2023. Ma lo stop alle cessioni dei crediti incagliati non si applicherebbe agli acquisti da parte di società private collegate con enti locali. Così si legge in una nota diffusa dal presidente della Basilicata, Vito Bardi, il 16 agosto scorso che a sua volta riporta le valutazioni del Mef. Il ministero, nella lettera in merito alla norma regionale per sbloccare i crediti edilizi, suggerisce peraltro di attivare una convenzione con l’Agenzia delle Entrate.
PRIMA DELLO STOP
In Abruzzo, prima del famigerato 16 febbraio 2023, la legge regionale salva-cantieri del Superbonus viaggiava su tre strade. La prima proposta portava la firma dei 5 Stelle, seguita dalla norma targata Forza Italia che a sua volta era tallonata a ruota da una delibera di giunta presentata da Fratelli d’Italia e Lega.
Da un’attenta lettura, si scopriva però che i tre testi erano identici. Per non dire fotocopia, basandosi sullo stesso meccanismo: quello della compensazione tra credito debito da parte della Regione per sbloccare il Superbonus. Ma la norma proposta Francesco Taglieri, capogruppo M5S, era stata protocollata il 7 febbraio scorso, pochi giorni prima del progetto che vedeva Sospiri come primo firmatario. Subito dopo era comparsa sulla scena la delibera di giunta. Era quindi una corsa al consenso.
IL MECCANISMO
I due progetti di legge avrebbero consentito alla Regione, a tutela delle imprese edili in crisi di liquidità, di intervenire acquistando dalle banche i crediti di imposta per la realizzazione di interventi finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico degli edifici, contribuendo a sbloccarne il mercato in Abruzzo.
Quei crediti sarebbero stati poi utilizzati dall’ente per il pagamento in compensazione, con il modello F24, dei propri debiti fiscali. Il piano salva cantieri avrebbe così potenzialmente permesso di compensare 4 milioni di euro di Irap, 14 milioni di ritenute Irpef e quasi 25 milioni di Iva. Per non parlare del comparto sanità dove le quattro Asl abruzzesi, cumulativamente, versano 46 milioni di euro di Irap, 700mila euro di Ires, 93 milioni di Iva, 150 milioni di euro di ritenute Irpef, e 32 milioni di euro in altri tributi.
MA ARRIVA LO STOP
Attraverso la legge salva-cantieri, la Regione Abruzzo, gli enti e le società strumentali e il comparto sanità, dopo aver valutato la consistenza della propria capacità di compensazione annuale con il modello F24, avrebbero quindi proceduto a stipulare con uno o più istituti di credito contratti pluriennali che prevedessero l'acquisto a buon prezzo dei crediti di imposta relativi ai bonus edilizi, utilizzando immediatamente gli stessi a proprio beneficio.
Tutto questo però a condizione che gli istituti di credito rilasciassero alla Regione Abruzzo una liberatoria per attestare sia i controlli sulla genuinità dei crediti sia che gli stessi facessero capo a interventi di imprese abruzzesi nel territorio regionale. Ma il 16 febbraio scorso è scesa la mannaia del decreto del Governo Meloni che ha imposto lo stop al 110% tagliando le teste alle due proposte di legge abruzzesi. Che ora però possono tornare in corsa, rivedute e corrette. (l.c.)
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