Superbonus, svelata la legge che può salvare mille cantieri

L’ente acquisterà dalle banche i crediti di imposta incagliati per rimettere in moto i lavori
L’AQUILA. Mille cantieri bloccati nelle maglie del meccanismo contorto del Superbonus e 500 imprese che rischiano di finire a gambe all’aria mandando a casa migliaia di operai. L’edilizia abruzzese è sull’orlo di un precipizio per colpa dello stop alle cessioni dei crediti d’imposta, da parte delle banche, che sta inceppando le agevolazioni fiscali, un volano diventato zavorra. In questo scenario, dai contorni drammatici, la Regione Abruzzo, come stanno facendo altre Regioni, ha deciso di intervenire con una legge che, una volta approvata in Consiglio regionale, diventerà il salvagente dei costruttori e delle famiglie che hanno hanno creduto nel Superbonus. Ovvero la detrazione riconosciuta nella misura del 110% sulle spese effettuate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2022 e abbassata al 90% dal 1° gennaio 2023 (salvo alcuni casi per cui è stata prorogata la misura del 110%), a fronte di specifici interventi di efficienza energetica, riduzione del rischio sismico o installazione di impianti fotovoltaici.
Il progetto di legge che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha già messo nero su bianco è un uovo di Colombo. Prevede che sia la Regione ad acquistare dalle banche i crediti di imposta che valgono il 110% ma sono incagliati, pagandoli al 93% e recuperando poi l’intera spesa utilizzandoli come propri sconti fiscali. Semplice da dire, meno da fare perché manca all’appelo il via libera del Mef, il ministero dell’Economia e Finanze.
I NUMERI DELLA CRISI
In Regione ci sono almeno 500 imprese coinvolte nella crisi per circa 800 milioni di crediti incagliati, 5mila lavoratori a rischio di licenziamento, che salgono a 6mila con l’indotto.
Mille sono cantieri esposti e almeno 3mila le famiglie coinvolte, loro malgrado, in una situazione di incertezza normativa e procedurale tale da innescare contenziosi senza fine, con aumento del rischio di fallimento per le imprese e perdita degli appartamenti per i condomini. Sono questi i numeri diffusi pochi giorni fa dall’Ance, l’associazione dei costruttori, sugli effetti che il blocco della cessione dei crediti sta generando anche in Abruzzo. Numeri destinati a crescere in maniera esponenziale se nessuno corre celermente ai ripari.
Ecco perché l’Ance, che in questi ultimi mesi ha mantenuto un assiduo colloquio con gli amministratori regionali, di recente incontrati in un evento pubblico incentrato sull’impasse del Superbonus, nutre speranze e forti aspettative verso la nuova norma regionale.
ECCO IL TESTO.
Il progetto di legge, che il Centro ha potuto visionare, è composto da appena sei articoli. Ma già dalle sue prime righe è chiaro negli obiettivi e rigoroso nelle procedure.
«La Regione interviene acquisendo da banche e intermediari finanziari i crediti generati dal Superbonus 110%, in modo da liberare per loro la possibilità di avviare nuove pratiche sul territorio regionale a favore di cittadini, professionisti ed e imprese».
Lo scopo è di «un loro utilizzo diretto in compensazione a valere sui tributi e contributi posti in capo alla Regione stessa, ai suoi enti e società strumentali ed all’intero comparto sanità». L’acquisto dei crediti di imposta avverrà «attraverso una procedura selettiva di cessioni prive di contenzioso e non soggette a procedura giudiziale», tenendo conto delle «garanzie fornite alla Regione per tenerla indenne da qualsiasi rischio connesso all’impiego dei crediti oggetto di cessione»; «dell’effettivo vantaggio economico, in termini di risparmio di spesa» e «dell’impegno da parte delle banche a riprendere o incrementare gli acquisti di nuovi crediti della stessa tipologia da famiglie, professionisti e imprese operanti sul territorio regionale». Passaggi della legge che si traducono innanzitutto nel fatto che non tutte le banche saranno scelte dalla Regione come valide interlocutrici ma solo quelle di portata nazionale, scelte peraltro attraverso un bando pubblico. Banche che inoltre devono certificare l’assoluta bontà dei crediti di imposta ceduti alla Regione, per evitare che, come è accaduto in modo massiccio per il Bonus facciata, dietro questi si celi un’impresa truffaldina. Gli stessi crediti saranno pagati dall’ente regionale a prezzi scontati di un delta pari al 17 per cento (110 meno 93), e con il preciso impegno da parte degli istituti di credito di ricominciare ad accettarne di nuovi dal momento che la capienza, attualmente satura, si sarà liberata grazie alla massa di detrazioni vendute alla Regione. Altra peculiarità, ma non ultima, è che la legge dà priorità assoluta ai cantieri gestiti da imprese della nostra regione. Passiamo alla seconda fase.
CREDITI RiPAGATI.
La Regione utlizzerà i crediti di imposta come sconti fiscali per se stessa, i propri enti e società strumentali, incluse le Asl «a valere sui tributi e contributi versati con il modello F24, e individuati dalla Giunta regionale». È questo il meccanismo di compensazione che ripaga le spese dell’ente e salva edilizia e famiglie.

