«Superbonus verso l’addio, ma l’edilizia non andrà ko»

28 Novembre 2023

Lo stop al 110% si lascerà alle spalle migliaia di contenziosi civili con le imprese Il segretario De Sanctis: «Il Pnrr salverà il settore e i posti dei lavoratori»

PESCARA. In Abruzzo l’edilizia cresce passando dal Superbonus 110 al Pnrr tra le criticità dei crediti incagliati e le incertezze delle opere definanziate. È questa la sintesi dell’analisi della Filca Cisl Abruzzo-Molise.
«La grande stagione del suSerbonus volge al termine», afferma il segretario genera Giancarlo De Sanctis. Ecco però i numeri che preoccupano: al 31 ottobre, in regione, il 79% dei 12.114 cantieri è stato terminato con 2,4 miliardi di euro di investimento. «Peccato che solo il 26% degli edifici sono condomini mentre il 74% sono edifici unifamiliari o indipendenti, un’altra occasione persa per recuperare il patrimonio edilizio più vetusto delle aree marginali del nostro paese», dice De Sanctis.
«Anche qui il margine di criticità è rilevante in quanto, mentre per le abitazioni indipendenti i cantieri terminati superano il 93%, i condomini arrivano a malapena al 73%, considerando che il tutto dovrà essere concluso entro il 31 dicembre 2023».
Da qui la richiesta congiunta sindacati nazionali e associazioni datoriali al Governo per prorogare la scadenza del Superbonus, così da permettere una conclusione ordinata alla misura. «Occorre evitare la perdita improvvisa di centinaia di migliaia di posti di lavoro, generata dall’interruzione di migliaia di cantieri a causa dell’insorgere di un enorme contenzioso tra condomìni e imprese», avverte la Filca, «e occorre scongiurare la corsa forsennata già in atto per terminare i cantieri entro il 31 dicembre, con conseguente rischio sia per la sicurezza dei lavoratori che per la qualità degli interventi eseguiti».
Intanto il Pnrr in piena fase attuativa. In Abruzzo le risorse destinate ai 7.130 progetti presentati hanno un valore economico di 6,6 miliardi di euro, di cui 4,8 da fondi Pnrr.
È la provincia di Chieti il territorio con gli interventi più corposi in termini economici, 1,1 miliardi di euro, e di progetti, ben 2.315. Seguono L’Aquila con 953 milioni per 2.039 progetti, Pescara con 737 milioni con 1.346 progetti e infine Teramo con 695 milioni per 1.296 progetti.
Al 30 settembre in Abruzzo risultano 660 gare pubblicate e 288 gare aggiudicate per un importo complessivo di 996 milioni di euro. «E le nostre imprese», sottolinea De Sanctis, «si sono subito rigenerate dal Superbonus alla ricostruzione post sisma e al Pnrr, rimettendo in circolo economia, lavoro e sviluppo del territorio. Una mole di cantieri in grado di rioccupare la maggior parte dei lavoratori del post Superbonus».
Da qui l’ulteriore richiesta congiunta della Filca Cisl Abruzzo Molise, delle altre organizzazioni sindacali regionali dei lavoratori, delle associazioni imprenditoriali Aniem e Cna edilizia, rivolta alla Regione Abruzzo per chiedere un incontro di chiarimento sul definanziamento di opere Pnrr per l’Abruzzo per oltre mezzo miliardo di euro».
«Opere che riguardano specificamente nei capitoli principali resilienza-valorizzazione del territorio-efficienza energetica per 1.723 progetti del valore di 392 milioni, rigenerazione urbana per 69 progetti del valore di 165 milioni, aree interne per 55 progetti del valore di 39 milioni. «Peraltro venerdì scorso la Commissione dell’UE (vedi l’articolo a sinistra, ndr) ha dato il via libera alle modifiche al Pnrr richieste dall’Italia che, seppur accrescendo la dotazione complessiva, ha confermato il definanziamento di opere che il Governo ha ritenuto “irrealizzabili o inammissibili”», fa notare il segretario della Filca Cisl, «dichiarando quindi che le stesse saranno finanziate tramite altri programmi europei a più ampio respiro temporale. Ed è proprio su quelle opere che abbiamo chiesto alla Regione di avere contezza, sia per le tipologie che per i capitoli di finanziamento con le quali saranno realizzate».
L’avvertimento finale di De Sanctis induce a riflettere: «Non governare questi processi equivarrebbe a far finire tali risorse nel sommerso, ad alimentare fenomeni di illegalità e corruzione e ad incrementare la necessità di impostare azioni repressive che bloccheranno a metà i cantieri. Ma soprattutto», conclude, «farebbe crescere il rischio di infortuni che in edilizia sono sempre molto gravi ed invalidanti, vanificando il lavoro di diffusione della cultura della sicurezza, prevenzione di fenomeni infortunistici, formazione e informazione». (c.s.)
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