Sventata la truffa del falso incidente Arrestate due donne

Prese prima di ritirare i 1.500 euro di un’anziana adescata per telefono con la scusa dell’assicurazione per il figlio
PESCARA. Stavolta le hanno beccate. Proprio quando pensavano di avercela fatta, con il complice che al telefono le telecomandava per raggiungere la casa dell’anziana caduta nella truffa del falso incidente del figlio, sono arrivati i carabinieri. E le hanno arrestate. Si tratta di Luisa Savona, 47 anni, e di Angela Ambrosio, 48, entrambe di Napoli. Venerdì pomeriggio i militari del Nucleo investigativo del reparto operativo, coordinati dal colonnello Gaetano La Rocca e diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro, sono piombati nella zona dei Colli, dietro alla basilica dei Sette dolori grazie alle segnalazioni di alcuni residenti. Gli stessi che, prima dell’anziana, erano stati contattati telefonicamente da un uomo che, spacciandosi per un avvocato e poi per un carabiniere, gli comunicava che il proprio figlio aveva causato un incidente; che per questo era stato trattenuto in caserma e che per liberarlo era necessario pagare l’avvocato che stava seguendo la pratica. La cifra, identica a quella chiesta dalle truffe analoghe registrate nelle scorse settimane, 6.500 euro. Nel caso di venerdì, la vittima di 85 anni ha detto di averne appena 1.500, ma di poter aggiungere qualcosa in gioielli. E i truffatori hanno subito accettato dicendole, sempre al telefono, che di lì a poco sarebbe andata a casa dell’anziana la signora Laura, collaboratrice dello studio legale che stava curando la pratica del figlio. Tutto secondo copione.
In zona, però, si sono presentati anche i carabinieri in borghese, seguendo le indicazione di alcuni residenti di via Salita Tiberi che dopo aver schivato la truffa perché il figlio non era in Italia o perché un figlio non ce l’avevano, si sono messi alla finestra notando una Nissan Qashqai che si aggirava davanti agli ingressi dei palazzi. In pochi minuti sono arrivati i militari, proprio quando da quella Nissan scendeva una donna bionda risultata Angela Ambrosio.
Il tempo di controllare la targa dell’auto, noleggiata a Sant’Anastasia, nel Napoletano, e subito sono passati all’azione, come hanno ricostruito ieri in conferenza stampa gli ufficiali La Rocca e Di Pietro. Da una parte alcuni militari hanno seguito l’automobilista, Luisa Savona, che dopo una cinquantina di metri si è fermata nel parcheggio del cimitero per poi giustificare la sua presenza con il fatto che stava cercando casa.
Dall’altra, mentre altri carabinieri in borghese seguivano a piedi la donna scesa da quella macchina, impegnata a parlare al telefonino ripetendo il civico e l’indirizzo che le indicavano dall’altra parte, altri militari l’hanno preceduta a casa dell’anziana presa di mira. Addirittura, secondo quanto riferito dai carabinieri, la pensionata era ancora al telefono con il falso carabiniere che continuava a tenerla occupata, impedendole evidentemente di contattare il figlio, quando i veri carabinieri sono arrivati alla sua porta. L’anziana gli ha raccontato della telefonata, del falso avvocato, del falso carabiniere e della signora Laura che stava aspettando per darle i soldi. E le due donne, alla fine, sono state arrestate per tentata truffa aggravata.
Ma le indagini sono appena iniziate. Secondo gli investigatori, le due donne finite nel carcere di Chieti, sarebbero solo le ultime pedine di un’organizzazione ben più ampia su cui anche attraverso i telefoni sequestrati, sono in corso le indagini. Non è escluso che possa trattarsi della stessa batteria che tra il 21 e il 29 giugno, e ancora ai primi di questo mese, ha truffato con la stessa tecnica numerosi anziani tanto da far registrare alla centrale operativa tra le 10 e le 15 segnalazioni al giorno, in particolare tra il 21 e il 22 e il 28 e il 29 giugno. «I carabinieri non telefonano per chiedere denaro nè vanno a casa a riscuoterlo», ha precisato il colonnello La Rocca, «se ciò avviene chiamate subito il 112, ma non con il telefono fisso da cui avete ricevuto la richiesta di denaro, ma con un telefono cellulare. La tecnica di questi truffatori è proprio quella di non abbassare mai il ricevitore proprio per bloccare le comunicazioni della vittima».
Vittime scelte casualmente, ha ricordato il maggiore Di Pietro, semplicemente consultando gli elenchi telefonici: «L’abilità di queste persone sta nel riuscire a ottenere informazioni dal proprio interlocutore senza che questi se ne renda conto». (s.d.l.)
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