Svincolo fantasma, scatta un altro sequestro

Popoli. Imposte evase: la Finanza blocca altri 275mila euro alla società già privata di 2 milioni e mezzo
POPOLI. Torna d'attualità l'operazione “svincolo fantasma” con la quale gli uomini della guardia di finanza di Popoli (coordinati dal luogotenente Marcello Giallorenzo) nel giugno scorso avevano smascherato una serie di irregolarità compiute da alcune società, e che portò il gip di Pescara a emettere un sequestro preventivo per equivalente per ben 2 milioni e mezzo di euro. Ebbene oggi, questo sequestro, che dovrà garantire le casse dello Stato, trattandosi di imposte evase, si arricchisce di altri 275 mila euro che sono stati fatti oggetto di un nuovo sequestro richiesto dal pm Andrea Papalia che conduce l'inchiesta, nei confronti di una società operante nel settore edile dei lavori autostradali, che ha sede nella provincia pescarese e precisamente nella Val Pescara. Già dopo la prima misura, era stata prevista la nomina di un amministratore giudiziario per l'amministrazione delle quote societarie oggetto, appunto, di sequestro cautelativo. Le fiamme gialle di Popoli sono riuscite, con il loro lavoro a rintracciare altri soldi da porre sotto sequestro, definendo così il modus operandi posto in essere dagli indagati che al momento sono cinque, a vario titolo coinvolti nell'inchiesta quali responsabili delle nove realtà aziendali finite sotto indagine.
Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero creato numerose società e, dopo aver emesso fatture per operazioni inesistenti, avrebbero ceduto le stesse società a dei prestanome di fatto irreperibili, così da rendere difficoltoso il reperimento della contabilità e soprattutto rendendo di fatto impossibile verificare, a monte, l'effettiva titolarità delle attrezzature e degli impianti oggetto di fatturazione, così come il reale valore commerciale delle stesse attrezzature.
Le fiamme gialle avrebbero accertato l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 6 milioni di euro, attraverso contratti artificiosamente predisposti con lo scopo di creare indebiti crediti Iva, che sarebbero stati compensati al fine di evitare versamenti all'erario. Complessivamente sarebbero state accertate compensazioni di crediti Iva inesistenti per oltre 800 mila euro. I cinque indagati devono rispondere di reati tributari e fiscali. Adesso la parola passa alla procura che dovrebbe definire il procedimento e chiudere le indagini.
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