Svolta storica a Sesto San Giovanni

Per la prima volta dal dopoguerra la «Stalingrado d’Italia» non è più rossa
MILANO. E' una delle città più rappresentative d'Italia per la classe operaia, è stata la sede di industrie come Breda, Falck, Pirelli, Ercole Marelli e Garelli. Medaglia d'oro della Resistenza, nelle prime elezioni amministrative del 1946 il Pci prese il 39.5% e il Psi il 31.5%. Da allora Sesto San Giovanni è «la Stalingrado d'Italia», da allora è sempre stata in mano al centrosinistra. Fino a ieri, perché i suoi 81 mila cittadini non hanno rinnovato la fiducia al sindaco uscente Monica Chittò (Pd) e hanno scelto per la prima volta in 72 anni un sindaco di centrodestra.
Comprensibile che il neo primo cittadino Roberto Di Stefano abbia dichiarato di «dover ancora metabolizzare la vittoria» ottenuta anche grazie all'apparentamento con le liste civiche del candidato centrista Gianluca Caponi. Giovane (39 anni) ma già da 10 anni sui banchi del consiglio comunale sestese per Forza Italia, assicuratore sposato con due figli, Di Stefano l'ha definita «un'impresa incredibile, una vittoria fantastica, dalle proporzioni schiaccianti», visto che al ballottaggio ha preso il 58,63% delle preferenze. Aveva raggiunto il 69.4% Monica Chittò nel 2012, mentre questa volta si è fermata al 41.4% al termine di una campagna elettorale condotta in un «clima difficile», ricevendo anche «lettere anonime con minacce di morte». E a nulla sono servite le visite in città per sostenerla di big come Giuliano Pisapia, Beppe Sala e Walter Veltroni, perché alla fine «il centrosinistra ha peccato di superbia», secondo Filippo Penati.

