Sì al nuovo depuratore tre aree per l’impianto

Prima riunione sulla grande opera da 30 milioni, D’Alfonso: «Sarà come un parco» Tra gli amministratori presenti al vertice spunta già Leombroni, il favorito per l’Aca
PESCARA. Tre aree di Pescara potrebbero ospitare il nuovo depuratore: la prima è in via Raiale con il potenziamento dell’attuale impianto; la seconda è l’ex conceria Cogolo in via Breviglieri; la terza è l’ex sansificio in via Ombrone. A mettere i puntini sulla mappa di Pescara, ieri mattina, è stato il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso ma l’ultima parola sarà del consiglio comunale.
«Mare blu». Secondo D’Alfonso, il progetto sarà pronto «entro la fine dell’anno», poi partirà la gara d’appalto da 30 milioni di euro per creare il nuovo depuratore «che verrà funzionalmente connesso a quello già esistente». Un impianto bis che ha l’obiettivo di evitare che sversamenti di liquami nel fiume e assicurare un «mare blu» cancellando le estati dei divieti di balneazione: c’è scritto proprio «mare blu» sulle prime relazioni della Regione.
Spunta Leombroni. Alla riunione di ieri nella sede di viale Bovio della Regione hanno partecipato anche il sindaco Pd Marco Alessandrini, il direttore generale del Comune Pierlugi Caputi, il vice direttore generale Guido Dezio e anche Giampiero Leombroni, ex dirigente comunale con D’Alfonso sindaco e candidato favorito per la guida dell’Aca tra i 21 che hanno presentato domanda da amministratore unico. Leombroni ha partecipato alla riunione come commissario dell’Arap, ma potrebbe essere proprio lui il prossimo capo dell’Aca, un ente che in concordato si ritrova con un attivo di 5 milioni e oltre 30 milioni di liquidità.
D’Alfonso: sarà un parco. Per D’Alfonso, il nuovo impianto sarà un «parco della depurazione» con laboratori e uffici: «Sarà una struttura tecnologicamente all’avanguardia, ma anche architettonicamente accattivante e non rappresenterà un detrattore ambientale per il territorio». Per la Regione, i soldi arriveranno dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. «Quella che abbiamo in mente», dice D’Alfonso, «è una grande operazione, in cui puntiamo a coinvolgere anche le università e gli altri istituti scientifici che si occupano di tematiche ambientali legate all’acqua. In Europa esistono già modelli sperimentati in altre città, come Barcellona, Friburgo e Lubiana. Buone pratiche che potrebbero essere trasferite anche sulla realtà di Pescara».
Tre zone. Sono tre le zone candidate a ospitare il nuovo depuratore: al di là dell’area di via Raiale, sulle altre due, via Breviglieri e via Ombrone, ci sono soltanto ruderi anche si si trovano lungo via Tiburtina. Sarà il consiglio comunale a decidere «il sito più adatto sul quale verranno avviate ulteriori verifiche per accertare la presenza di eventuali cause ostative».
Gli altri lavori. Durante la riunione si è deciso di avviare «un ulteriore studio» per separare i canali delle acque bianche e delle acque nere di Pescara e alleggerire la portata nel depuratore durante i giorni di pioggia. Via alle «verifiche tecniche» anche per portare le utenze del comune di San Giovanni Teatino, adesso trattate a Pescara, all’impianto del Consorzio di bonifica a San Martino, insieme a quelle di Villa Raspa e Santa Teresa di Spoltore. «Interventi», assicura il presidente, «che consentiranno di ottimizzare la funzionalità dei depuratori di Pescara, garantendo un efficiente trattamento dei reflui, a beneficio della qualità delle acque del fiume e del litorale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

