«Sì alla Nuova Pescara, ma la legge non va»

Testa: la fusione dei tre Comuni deve coincidere con le elezioni di maggio 2019, niente ripensamenti
Il capogruppo della lista civica Pescara in Testa Guerino Testa interviene nel dibattito sulla Nuova Pescara.
Approfitto del dibattito aperto dal Centro sul tema dell’istituzione della Nuova Pescara per dare il mio contributo. Parto da un assunto: la nuova città nascerà, lo hanno democraticamente deciso i cittadini che hanno partecipato al voto referendario, esprimendo consenso per l’unificazione delle città di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Il centrodestra, nel pieno rispetto della volontà collettiva, ha accompagnato la prima fase del processo, proprio indicendo il referendum, e dando a tutti la possibilità di esprimersi.
Chi dal giugno 2014 ha assunto il governo della Regione, il governatore Luciano D’Alfonso, ha purtroppo coscientemente scelto di fermare quel processo, ponendo un ostacolo evidente al percorso avviato, ovvero non presentando la legge necessaria per la costituzione della Nuova Pescara, salvo fare uno scatto in avanti nei giorni scorsi, con tre anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia, proponendo, però, una legge capestro che, creando balzelli, comitati e sub-comitati, sortirà un unico effetto: non permetterà al popolo di Pescara e Montesilvano di votare i propri rappresentanti a maggio 2019, quando arriveranno a scadenza le attuali amministrazioni comunali in carica e, con una sorta di golpe mascherato di legalità, nominerà un commissario straordinario a gennaio 2019, che probabilmente ancora per un anno reggerà le sorti dei tre territori, generando problemi immani, con l’obiettivo, ipotesi legittima, di far dimenticare ai pescaresi i disastri generati dal sindaco Alessandrini.
E questo, democraticamente e come uomo delle istituzioni, non posso e non voglio accettarlo. La Regione ha colpevolmente e scientemente perso tempo, ma questa consapevolezza non può oggi indurci oggi ad accettare supinamente qualunque legge ci venga propinata, senza fare di tutto per costruire una legge certa e fatta bene. La fusione si farà, ma dovrà coincidere con le elezioni di maggio 2019.
Dalle stesse organizzazioni di categoria arriva oggi la richiesta di fare in fretta, sottolineando, a loro giudizio, i vantaggi che ne deriveranno: in primis i fondi statali che dovrebbero arrivare per i Comuni istituiti tramite fusione, previsti dalla Legge di stabilità 2017. L’aumento della territorialità, arrivando a sfiorare i 200mila abitanti, potenzialmente potrebbe poi rendere la Nuova Pescara un polo attrattivo di grandi investimenti pubblici e privati e, soprattutto, la costituzione di un unico territorio consentirebbe l’organizzazione coordinata dei servizi, dai trasporti allo sviluppo turistico. Prestiamo orecchio anche alle difficoltà e alle preoccupazioni che ci vengono manifestate dalle altre municipalità, a partire da Spoltore il cui sindaco Di Lorito, si è dichiarato contrario alla fusione, peraltro un sindaco Pd appena rinnovato per il suo secondo mandato e che, a un anno e mezzo dal ritorno sullo scranno, si ritroverebbe politicamente disoccupato, rivelando quelle elezioni una colossale presa in giro per i cittadini, oltre che un inutile sperpero di denaro pubblico.
Amministrare un territorio tanto vasto e soprattutto diversificato come sarà quello della Nuova Pescara, sarà tutt’altro che una passeggiata. Non mi soffermo sul risparmio dei costi della politica per il taglio di due sindaci e dei relativi consigli comunali, così come sui presunti tagli del costo del personale, a meno che la fusione di tre Comuni, per qualcuno, non significhi il licenziamento dei pubblici dipendenti di 2 Comuni su 3, ipotesi, chiaramente, impossibile. Credo però che la legge D’Alfonso, là dove ha creato una moltiplicazione e superfetazione di organismi che rallenterà il processo di fusione, al tempo stesso ha sottratto spazio al confronto pubblico e all’organizzazione materiale di quella fusione, un tempo che dobbiamo necessariamente e doverosamente recuperare mettendo da parte la politica dalfonsiana dei carrozzoni e chiamando attorno al tavolo associazioni, organizzazioni e città con un unico obiettivo: votare a maggio 2019.
Capogruppo
Pescara in Testa
Approfitto del dibattito aperto dal Centro sul tema dell’istituzione della Nuova Pescara per dare il mio contributo. Parto da un assunto: la nuova città nascerà, lo hanno democraticamente deciso i cittadini che hanno partecipato al voto referendario, esprimendo consenso per l’unificazione delle città di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Il centrodestra, nel pieno rispetto della volontà collettiva, ha accompagnato la prima fase del processo, proprio indicendo il referendum, e dando a tutti la possibilità di esprimersi.
Chi dal giugno 2014 ha assunto il governo della Regione, il governatore Luciano D’Alfonso, ha purtroppo coscientemente scelto di fermare quel processo, ponendo un ostacolo evidente al percorso avviato, ovvero non presentando la legge necessaria per la costituzione della Nuova Pescara, salvo fare uno scatto in avanti nei giorni scorsi, con tre anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia, proponendo, però, una legge capestro che, creando balzelli, comitati e sub-comitati, sortirà un unico effetto: non permetterà al popolo di Pescara e Montesilvano di votare i propri rappresentanti a maggio 2019, quando arriveranno a scadenza le attuali amministrazioni comunali in carica e, con una sorta di golpe mascherato di legalità, nominerà un commissario straordinario a gennaio 2019, che probabilmente ancora per un anno reggerà le sorti dei tre territori, generando problemi immani, con l’obiettivo, ipotesi legittima, di far dimenticare ai pescaresi i disastri generati dal sindaco Alessandrini.
E questo, democraticamente e come uomo delle istituzioni, non posso e non voglio accettarlo. La Regione ha colpevolmente e scientemente perso tempo, ma questa consapevolezza non può oggi indurci oggi ad accettare supinamente qualunque legge ci venga propinata, senza fare di tutto per costruire una legge certa e fatta bene. La fusione si farà, ma dovrà coincidere con le elezioni di maggio 2019.
Dalle stesse organizzazioni di categoria arriva oggi la richiesta di fare in fretta, sottolineando, a loro giudizio, i vantaggi che ne deriveranno: in primis i fondi statali che dovrebbero arrivare per i Comuni istituiti tramite fusione, previsti dalla Legge di stabilità 2017. L’aumento della territorialità, arrivando a sfiorare i 200mila abitanti, potenzialmente potrebbe poi rendere la Nuova Pescara un polo attrattivo di grandi investimenti pubblici e privati e, soprattutto, la costituzione di un unico territorio consentirebbe l’organizzazione coordinata dei servizi, dai trasporti allo sviluppo turistico. Prestiamo orecchio anche alle difficoltà e alle preoccupazioni che ci vengono manifestate dalle altre municipalità, a partire da Spoltore il cui sindaco Di Lorito, si è dichiarato contrario alla fusione, peraltro un sindaco Pd appena rinnovato per il suo secondo mandato e che, a un anno e mezzo dal ritorno sullo scranno, si ritroverebbe politicamente disoccupato, rivelando quelle elezioni una colossale presa in giro per i cittadini, oltre che un inutile sperpero di denaro pubblico.
Amministrare un territorio tanto vasto e soprattutto diversificato come sarà quello della Nuova Pescara, sarà tutt’altro che una passeggiata. Non mi soffermo sul risparmio dei costi della politica per il taglio di due sindaci e dei relativi consigli comunali, così come sui presunti tagli del costo del personale, a meno che la fusione di tre Comuni, per qualcuno, non significhi il licenziamento dei pubblici dipendenti di 2 Comuni su 3, ipotesi, chiaramente, impossibile. Credo però che la legge D’Alfonso, là dove ha creato una moltiplicazione e superfetazione di organismi che rallenterà il processo di fusione, al tempo stesso ha sottratto spazio al confronto pubblico e all’organizzazione materiale di quella fusione, un tempo che dobbiamo necessariamente e doverosamente recuperare mettendo da parte la politica dalfonsiana dei carrozzoni e chiamando attorno al tavolo associazioni, organizzazioni e città con un unico obiettivo: votare a maggio 2019.
Capogruppo
Pescara in Testa

