Tagli all’ospedale di Popoli, 350 in piazza

4 Marzo 2017

Sindaci e cittadini dell’entroterra protestano contro il depotenziamento della struttura: giù le mani dal pronto soccorso

PESCARA. «Giù le mani dagli ospedali di Popoli, Sulmona, Ortona, Tagliacozzo». «I pronto soccorso non si toccano». Erano in 350, ieri mattina, davanti alla sede della direzione generale della Asl di Pescara, tra sindaci con fascia tricolore e comitati di cittadini, a urlare tutta la loro rabbia contro il declassamento delle strutture ospedaliere che dalla Val Pescara.

La protesta, colorata e chiassosa ma pacifica, è stata organizzata dal comitato di Popoli "Avanti tutta, indietro non si torna" insieme a Pro ospedale di Tagliacozzo e comitato regionale a difesa dei Punti nascita e pronto soccorso d'Abruzzo, Mo' bast di Sulmona e Amici di Beppe Grillo di Ortona. Con fischietti, manifesti e striscioni hanno annunciato che la prossima protesta sarà «ancora più eclatante» e si svolgerà , a giorni, sotto la sede della Regione in viale Bovio per incontrare il governatore Luciano D'Alfonso.

Una delegazione di medici capeggiata dal chirurgo Luigi Liberatore ha incontrato il direttore generale della Asl Armando Mancini. A fine riunione il manager ha commentato: «La Asl si muove nel dettato delle leggi regionali e nazionali. Secondo il decreto ministeriale 70 del 2015, ribadito dal decreto commissariale 79 del 2016, i pronto soccorso non sono giustificati nei presidi ospedalieri con meno di 20 mila accessi l'anno: Popoli ne ha 11.600 e rimarrà aperto come polo riabilitativo».

Ieri i manifestanti hanno occupato la sede stradale di via Paolini, che è stata chiusa alla circolazione e il traffico è stato deviato su via Rigopiano e via Fonte Romana (il vicino mercato rionale ha ulteriormente appesantito la situazione).

«È una protesta che parte da lontano», ha detto Concezio Galli, sindaco di Popoli che ha presentato ricorso al Tar contro i decreti commissariali e le delibere della Asl. «Chiediamo il mantenimento dei servizi essenziali e che venga garantita l'emergenza-urgenza di questo territorio. L'ultimo esempio è di ieri (giovedi, ndr), con un incidente sul lavoro che è stato affrontato grazie ad una sala operatoria attiva che ha permesso di salvare un lavoratore e rivendichiamo il diritto alla salute della nostra gente», ha concluso Galli, affiancato dai primi cittadini di Vittorito, Corfinio, Collepietra, Villa Santa Lucia, Bolognano e anche amministratori di Scafa, Tocco da Casauria, Caporciano, Raiano, Bussi, Alanno, Ofena, Navelli, Roccacasale e tanti altri comuni. Sindaci che rappresentano tutti coloro che non vogliono pronto soccorso e reparti ospedalieri a mezzo servizio e chiusi di notte.

Il Comitato Pro ospedali chiede «la sospensione del piano sanitario fino a che l'Abruzzo non si riprenderà da maltempo, lutti e terremoti» e annuncia che si pensa a «ricorsi straordinari al Capo dello Stato». La sua rappresentante, Rita Tabacco, insieme a Walter Di Ciccio di "Avanti tutta", hanno stilato l'elenco delle future perdite e dei servizi già ridotti: «Al Santissima Trinità vogliono chiudere il pronto soccorso la notte, abbiamo 2 Chirurgie invece di 4, una Ortopedia con 5 medici, ma non abbiamo più Cardiologia, Chirurgia coronarica, Ostetricia, Ginecologia, Pediatria e punti nascita cancellati a Ortona (con Penne, Atri e Sulmona) dove hanno avuto il coraggio di chiudere con oltre 500 parti l'anno. A Popoli avevamo la migliore scuola d'Italia per infermieri professionali e ora non abbiamo abbastanza personale per le turnazioni». In sofferenza anche il Santissima Annunziata di Sulmona, per il quale Luigi La Civita e Domenico Capani di Mo' bast chiedono la «riapertura della vertenza sanitaria del centro Abruzzo». E all' Umberto I di Tagliacozzo, si combatte contro l’annunciato dimezzamento degli orari del pronto soccorso. Il vice sindaco di Collepietra, nell'aquilano, Ruggiero Filannino, ha riferito che i suoi concittadini «scelgono l'ospedale di Popoli anche per la vicinanza, 13 km , altrimenti dovremo andare al San Salvatore che dista 45 km». «L'ospedale di Popoli deve tornare ad essere l'eccellenza abruzzese di cui siamo sempre stati fieri», per il consigliere regionale Domenico Pettinari, presente alla manifestazione. «Depotenziando l'ospedale di Popoli si costringono i cittadini dell'entroterra e delle zone montane a recarsi a Pescara, ma in caso di emergenza il tempo non consente sempre questo spostamento e nei casi in cui avviene c'è un intasamento della struttura pescarese che non riesce a gestire la grande mole di pazienti rallentando i servizi». Il capogruppo regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri ha annunciato invece di voler riportare in commissione, la prossima settimana, la proposta di legge per la salvaguardia del nosocomio popolese. Per Silvina Sarra, sindaco di Bolognano, «l’ospedale deve rimanere aperto perché copre un vastissimo bacino di utenza di tanti comuni delle due province».

Annalisa Giovanini, infermiera da 40 anni al reparto oncologico di Popoli: «Ci stanno facendo diventare solo un costo per la sanità e non una grande risorsa umana e professionale». Domenico Rico, metalmeccanico in pensione, protesta per «difendere il lavoro di mia nonna Concetta Mantella che nel 1860 partecipò a una raccolta di fondi, per aprire l'ospedale, organizzata insieme ai popolesi d'America».

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