Tagliate le pensioni a 40mila abruzzesi

23 Maggio 2019

Il prossimo assegno sarà penalizzato dal conguaglio alla riduzione introdotta ad aprile dal governo per il triennio 2019-21

PESCARA. Il conto si fa presto e l’errore è marginale. Dal 1° giugno circa 40mila abruzzesi si troveranno in busta paga una pensione inferiore a quella attesa. Le pensioni interessate sono quelle sopra i 1.522 euro lordi al mese (tre volte sopra il minimo) che in Abruzzo sono in numero relativamente basso, visto che la maggior parte degli assegni è sotto quella cifra (un terzo dei nostri pensionati ritira mensilmente una pensione tra i 500 e i 750 euro lordi, un altro 20 per cento non arriva neanche a quella cifra). Tagli anche alle cosiddette pensioni d’oro, quelle sopra i 100 mila euro lordi l’anno, che nella nostra regione si contano (forse) sulle dita di una mano.
Il cedolino di giugno più leggero è l’effetto del recupero da parte dell'Inps della minore rivalutazione delle pensioni che è partita il 1 ° aprile. Poiché il taglio, in base alla legge di bilancio, riguarda il triennio 2019-2021, sul prossimo cedolino viene recuperata la differenza relativa ai tre mesi precedenti, gennaio-marzo, pagati con con l’indicizzazione piena. I tagli frutteranno al bilancio dello stato circa 2 miliardi e mezzo di euro. Per la precisione: 2 miliardi 200 milioni dal raffreddamento dell’indicizzazione delle pensioni, e 239 milioni dal taglio delle pensioni d’oro superiori a 100 mila euro lordi l’anno.
INDICIZZAZIONI. Come funziona il taglio delle indicizzazioni? In sostanza: da 3 a 4 volte la minima il taglio della perequazione sarà del 97%; da quattro a 5 volte la minima del 77%; da 5 a 6 volte del 52%, da 6 a otto volte del 45%; e del 40% se l’assegno supera di oltre 8 volte la minima.
PENSIONI D’ORO. Da giugno, come detto, parte anche il conguaglio in tre rate sul taglio alle pensioni d'oro. Per il taglio sono state individuate cinque fasce: tra i 100mila e i 130 mila l'aliquota marginale di riduzione è del 15%, che sale al 25% per la fascia 130mila-200mila e ancora al 30% per le pensioni fra i 200mila e i 350mila. Per le pensioni fra i 350mila e i 500mila l'asticella sale al 35% e oltre i 500mila euro arriva al 40%. La misura resterà in vigore per cinque anni.
La platea dei pensionati interessati in Italia è relativamente ristretta. Sono 16.644 le persone che incassano pensioni oltre i 100mila euro, mentre sono solo 23 quelle che prendono assegni oltre i 500mila euro. Nella seconda fascia, quella fra 130 e 200 mila euro, le persone coinvolte sono 6.665 che poi scendono di molto nella terza fascia, quella tra i 200mila e i 350mila: sono solo 873. Davvero pochissimi, solo 82, quelli del penultimo gruppo, fra i 350 mila e i 500 mila euro. Il conguaglio per il periodo gennaio-maggio, è in tre rate: la prima a giugno, appunto, la seconda a luglio e la terza ad agosto.
In manovra dall'intervento sulle pensioni superiori ai 100 mila euro è stato previsto un risparmio di 76 milioni di euro nel 2019, 80 milioni nel 2020 e 83 milioni nel 2021. Dal solo conguaglio di perequazione sui tre mesi, invece, lo Spi-Cgil calcola che saranno recuperati 100 milioni di euro.
Naturalmente l’annuncio del conguaglio, fatto in piena campagna elettorale, ha innescato una forte polemica politica, mentre i sindacati dei pensionati hanno annunciato una manifestazione per sabato. Il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, commenta: «Lo avevamo denunciato da tempo e ora abbiamo la certezza. Dopo averli definiti avari, il governo beffa ancora 5,5 milioni di pensionati riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo per un totale di 100 milioni di euro. Ovviamente il tutto avverrà subito dopo le elezioni europee. Fanno come e peggio degli altri. Alla faccia del cambiamento».
«Il primo giugno», ricorda infine Pedretti, «i pensionati saranno in migliaia alla manifestazione indetta dai sindacati in piazza San Giovanni a Roma anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti».
Si Twitter tuona il segretario del Pd Nicola Zingaretti: «Il governo ha appena tagliato le pensioni a 6 milioni di persone. Stiamo parlando di pensioni a partire da 1500 euro lordi al mese. Salvini e Di Maio, vergognatevi!». Gli risponde il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon: «Caro Zingaretti, questo è il governo che dal 2011 ha alzato di più le pensioni. Altro che tagli».
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