Taglio dei parlamentari, Pagano dice no

10 Dicembre 2019

Il senatore abruzzese tra i promotori del referendum contro la riforma «populista e demagogica»

PESCARA . Il taglio del numero dei parlamentari «sull’Abruzzo avrà effetti disastrosi» in termini di rappresentanza, «perché la regione perderà quasi la metà dei seggi, che al Senato passeranno dagli attuali 7 a 4». Per questo motivo, il senatore abruzzese di Fi, Nazario Pagano, è tra i promotori della proposta di referendum confermativo presentata dal vicepresidente della Fondazione Einaudi, Davide Giacalone, per fermare la riforma costituzionale che prevede la riduzione degli scranni parlamentari. La riforma, così come votata, prevede il passaggio da 630 a 400 del numero dei deputati, e da 315 a 200 quello dei senatori. «Semmai», suggerisce Pagano, «anziché ridurre il numero di parlamentari, circostanza fortemente lesiva della democrazia rappresentativa, si potrebbero tagliare le indennità». Una riforma «populista e demagogica», sottolinea ancora Pagano, che con il collega Andrea Cangini e i senatori Tommaso Nannicini (Pd) e Gregorio De Falco (Misto), è tra i 52 firmatari della proposta di referendum, «passata senza che vi sia stato dibattito», e che produrrebbe (secondo proiezioni della Fondazione Einaudi), un risparmio annuo pari a poco più di un euro a cittadino (1,35 euro, per la precisione). Ieri mancavano ancora 13 firme da raccogliere entro il 12 gennaio, per chiamare gli italiani alle urne, affinché possano confermare o cancellare la riforma. La Costituzione, infatti, (articolo 138), prevede che a chiedere il referendum confermativo debbano essere almeno un quinto dei componenti di una delle Camere. «Anche in passato», ricorda Pagano, «le due riforme costituzionali varate in questo senso hanno avuto dei momenti confronto attraverso lo strumento del referendum confermativo, ed entrambe sono state bocciate dal voto popolare. Per questo vogliamo che ci sia un’occasione che consenta agli italiani di esprimersi. Ripeto, si tratta di una riforma populista voluta dal Movimento Cinque Stelle, oggi in forte declino, che va contro gli italiani e gli abruzzesi, e siccome non c’è stato confronto, pochissimi sanno che non c’è nulla di funzionale. Se davvero si si volevano ridurre le spese bastava le indennità, non il numero dei parlamentari». (a.bag.)