Tajani: non abbandono Passeri ma il traffico di droga c’era

23 Agosto 2024

Il giovane pescarese condannato a 25 anni di carcere in Egitto, il ministro degli Esteri: «Vigileremo sui diritti» La Farnesina chiede una visita consolare in cella per assistere il 31enne: «Contatti costanti con il suo legale»

PESCARA. «Passeri è stato trovato con dosi di droga importanti. È ovvio che la condanna sia stata pesante, noi continueremo a seguire tutto ciò che accade, ma il traffico di droga c’era. Gli hanno trovato addosso, credo, 40 ovuli di cocaina, che non sono per uso personale. Se lo fai per uso personale, non li inghiotti. Stava quindi facendo traffico di droga. Adesso noi vigileremo affinché vengano rispettati tutti i diritti e poi vedremo come sarà il processo di appello. Certamente non abbandoniamo nessun italiano, colpevole o innocente, con il processo in corso. Li seguiamo tutti con la massima attenzione». È quanto afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando la condanna a 25 anni da scontare nelle prigioni egiziane per Luigi Giacomo Passeri, il 31 enne pescarese arrestato ad agosto dello scorso anno in Egitto e accusato di traffico internazionale di droga.
Tajani, parlando di diritti del detenuto, risponde ai deputati di Alleanza Verdi Sinistra e più Europa, Marco Grimaldi e Riccardo Magi in particolare, che hanno sollevato il caso anche prima della sentenza di primo grado, presentando delle interrogazioni parlamentari. Intanto la Farnesina, tramite una nota ufficiale, fa sapere che sta seguendo la vicenda «con la massima attenzione». I famigliari, fortemente preoccupati per le condizioni psicofisiche del giovane, hanno lanciato più volte un appello alle istituzioni e in questi giorni, scioccati dalla condanna, i fratelli di Giacomo sono tornati a chiedere aiuto al governo per il possibile trasferimento in Italia del 31enne.
Tra l’altro, in base a quanto trapelato da una delle lettere inviate da Luigi Giacomo ai fratelli, si racconta il momento dell’arresto e la violenza subita fin dall’inizio, oltre che di un documento fatto firmare sotto minaccia, secondo quanto riferisce Marco Antonio Passeri, uno dei fratelli. Parla anche il legale del giovane Shaaban Said e dice che «il suo assistito, con la sentenza del 19 agosto, è stato condannato all’ergastolo e a una multa di 500mila sterline, oltre alla confisca e alle spese». Pena che dovrebbe scontare per almeno 25 anni nelle carceri egiziane. «Riteniamo ci sia invalidità nel procedimento, poiché gli avvocati inquirenti non hanno partecipato alle udienze», aggiunge. «Per questo motivo farò ricorso e farò del mio meglio per ottenere l’assoluzione di fronte alla Corte d’appello». Domani scriverà anche una memoria, mentre rimane in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza.
La Farnesina, nel comunicato ufficiale, precisa: «Il Capo della cancelleria consolare dell’Ambasciata d’Italia, accompagnato da un interprete, ha assistito in qualità di osservatore, all’udienza di primo grado del 19 agosto. Lo stesso giorno, l’avvocato ha informato la sede che il signor Passeri è stato condannato a 25 anni di detenzione (non ergastolo). Le autorità egiziane accusano il signor Passeri di averlo trovato in possesso di un importante quantitativo di stupefacenti, tra cui anche numerosi ovuli da lui ingeriti e, per tale motivo, lo hanno condannato per traffico internazionale di droga». E ancora: «L’Ambasciata», in stretto coordinamento con la Farnesina, «sta continuando a seguire il caso attraverso costanti contatti con il legale del connazionale e ha richiesto alle competenti autorità egiziane di autorizzare una visita consolare in carcere con la massima urgenza, per prestare assistenza».
Magi, segretario di + Europa, e il deputato Benedetto della Vedova, ribadiscono: «la condanna non è accettabile».