“Tale e quale a me” Cirilli prepara il tour nei teatri

28 Ottobre 2014

L’attore sulmonese star del venerdì di Raiuno «Sanremo? Se Carlo me lo chiede sono pronto»

di Loris Zamparelli

Negli ultimi due anni ha vestito i panni di tanti personaggi, e venerdì scorso su Raiuno addirittura la missione impossibile di “vestire” la voce d’angelo della cantante britannica Susan Boyle. Auditel alle stelle e un grande successo che lo sta portando lontano, in tv e nei teatri di tutta Italia, ma il suo cuore resta sempre e comunque in Abruzzo, nella sua Sulmona. Parliamo di Gabriele Cirilli, protagonista del venerdì sera di Raiuno e pronto per il nuovo tour teatrale.

Partiamo dall'attualità. A Tale e Quale Show il successo sembra infinito, ogni volta riesce a elevare l'asticella della difficoltà. Qual è il segreto?

«Il segreto è non pensare alla difficoltà, nel senso che io sono il Pierino della trasmissione. È chiaro che la mission impossible è un modo per Carlo Conti di farmi scorrazzare senza briglie dentro lo studio».

Il personaggio più difficile da imitare?

«Ce ne sono tanti e continuano a esserci. Quelli che sono più adatti alle mie corde mi hanno colpito di più. Parlo di Luciano Pavarotti e Claudio Villa, che sono stati davvero molto difficili oppure quelli con una voce caratteristica per i quali ho dovuto cambiare la mia completamente, tipo Ligabue, Pino Daniele e Freddy Mercury. Ma anche tutte le donne. E poi una difficoltà particolare è stata quella di Gangnam Style perché il video vero è fatto tutto di montaggio io invece l'ho fatto ballando consecutivamente per tre minuti».

Partendo da Sulmona di strada ne ha percorsa tanta. Guardandosi indietro qual è stata la più grande soddisfazione?

«Senza guardarmi indietro, quella di aver realizzato un sogno visto che io già da piccolino recitavo. Facevo il protagonista in tutte le recite, poi per un periodo della mia adolescenza non ho pensato al mio futuro, ma nel momento di decidere cosa fare è tornata forte questa ambizione, questo fuoco che avevo dentro. Il mio era considerato da tutti un sogno irrealizzabile e invece sono riuscito a consacrare il mio lavoro. Questo deve essere da stimolo per le persone che mollano subito perché, per me, chi rinuncia ai propri sogni è destinato a morire».

Qualche rimpianto?

«Nessuno, perché ho fatto tutto quello che mi piaceva. Certamente ho commesso qualche errore, ma anche questi sono stati fondamentali per il buono fatto. Mi dispiace solo essere andato via da una città che io adoro, Sulmona, ma lì sarebbe stato impossibile fare questo percorso».

Con Conti si è creata una bella collaborazione artistica. La vedremo anche sul palco dell'Ariston a Sanremo?

«Non ne ho mai parlato con Carlo e non glielo chiederò. Se lui mi chiederà di farlo andrò molto volentieri perché la vetrina di Sanremo gratifica tutti. Se lui vorrà io sono già in Liguria con la valigia e l'aspetto. Ma se non dovesse chiedermelo non fa niente, è un progetto suo ed è giusto che faccia le sue scelte».

A gennaio debutterà con il suo nuovo spettacolo teatrale da Senigallia. Che cosa porterà in scena?

«Tengo molto a questa cosa perché è un one man show che si chiamerà “Tale e quale a me”. È un modo per far capire alla gente che in televisione sono tale e quale a tutti ma che a teatro sono tale e quale a me. Chi viene a vedermi capisce i 360 gradi dell'artista che in tv spesso non puoi far vedere. È un po' lo spettacolo della mia vita, porterò qualche monologo storico ma i testi sono completamenti nuovi».

È prevista una data in Abruzzo?

«No, quest'anno abbiamo deciso di non toccarlo perché ho frequentato molto l'Abruzzo l'estate scorsa, ma l'anno prossimo sicuramente, per me l'Abruzzo è un punto di riferimento».

Anche se non presente fisicamente, sua moglie rappresenta da sempre la sua spalla comica. È contenta o le dà fastidio di essere messa sempre in mezzo?

«Non solo è contenta ma è una spalla in tutto. Lei mi coproduce a teatro ed è coautrice dei testi. E poi è madre di mio figlio».

Televisione, teatro, fiction, libri. Lei è ormai un personaggio poliedrico, ma qual è il campo che preferisce?

«A me piace tutto quello che ho affrontato nella carriera. Il teatro ti dà un'emozione particolare perché stai veramente a contatto con il pubblico. Tu dai energia alle persone e loro la ridanno a te, c'è uno scambio di emozioni. Ma ogni forma di spettacolo dà un'emozione diversa».

Torna spesso nella sua Sulmona?

«Sulmona è come una ricarica, quando posso torno. Il mio cuore è lì, la famiglia dalla quale si proviene, come dice Pirandello, è a Sulmona dove ritorno alle origini. Le radici non vanno mai dimenticate».

Lei ha scritto un libro sulle ricette della cucina abruzzese (“Nun se butta via gnente”, Salani editore). Qual è la sua preferita?

«Il capretto cacio e ove. Prima di tutto perché mi ricorda mia nonna quando si metteva prima a farlo rosolare, poi faceva la pastella con il limone, uova e pecorino, un tocco di vino e poca pancetta e poi metteva tutto insieme dentro a questo cotturo. E poi quando lo mangiavi... insomma mi sta venendo l'acquolina in bocca. A quel libro ho tenuto tanto perché attraverso la cucina ho ripercorso i miei ricordi abruzzesi».

Quale piatto non mangia da molto tempo?

«Il timballo, che sempre faceva mia nonna. Il mitico timballo abruzzese».

Quand'era bambino qual era il piatto tipico preparato da sua madre?

«Ho la fortuna di avere madre emiliana e padre abruzzese. dunque mia nonna cucinava le tipiche ricette nostrane mentre mia madre quelle emiliane come i tortellini, i capelletti e i tagliolini in brodo».

E oggi a casa sua cosa cucina di tipicamente abruzzese?

«Fortunatamente ho una moglie di Pratola Peligna, in casa c’è sempre la tradizione abruzzese. Quando possiamo facciamo uno spaghetto alla chitarra con ragù misto di agnello, vitello e manzo».

Che giudizio dà della sua regione?

«Purtoppo tra sisma e crisi è una delle regioni più sfavorite. Non voglio dire che stiamo morendo, perché l'abruzzese risorge sempre: anche se gli meni e cade si rialza sempre».

Nonostante il successo ha ancora sogni nel cassetto?

«Continuare a fare questo mestiere con grande onestà e passione, come sto adesso».

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