Tangente, Imparato non risponde al giudice

L’inchiesta sull’Agenzia dell’entrate, il funzionario sorpreso a intascare 15mila euro resta ai domiciliari
PESCARA. Davanti all’evidenza di una prova quale quella di una tangente scoperta in flagranza e videoregistrata dalla finanza, Giovanni Imparato imbocca la scontata strada del silenzio, prodromica a uno studio approfondito di tutte le carte raccolte dall’accusa e, forse, a una possibile collaborazione, passaggio necessario per tentare di far ammorbidire la misura cautelare degli arresti domiciliari che gli è stata applicata da martedì scorso dal gip della procura antimafia Guendalina Buccella, su richiesta del pm David Mancini.
Il 56enne funzionario dell’Agenzia delle entrate, arrestato per avere intascato 15mila euro da un commercialista di Formia, consulente della società immobiliare Cros Città Mercato, finita nell’occhio dell’Agenzia delle entrate per un contenzioso fiscale da 38 milioni, è stato sottoposto dai due magistrati ieri mattina all’Aquila a interrogatorio di garanzia, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Un silenzio normale, in questa fase dell’indagine, che consente alla difesa, rappresentata dall’avvocato, per studiare la strategia necessaria a limare un’accusa per ora blindata da quel video in cui si nota il capo dell’ufficio legale della sede di Pescara, nonché vice segretario nazionale del sindacato Confsal-Salfi, ritirare a Roma una busta dal commercialista di Formia Paolo La Valle, 53 anni, pure ai domiciliari, contenente tre pacchetti da 5mila euro ciascuno segnati con i post-it, do ut des per far deragliare il maxi contenzioso, ma soprattutto per bloccare a tempo indeterminato un pignoramento da quasi 20 milioni di euro già avviato.
Un episodio di corruzione scoperto in flagrante il 19 aprile davanti alla stazione della metro Roma Tiburtina e che avrebbe potuto costare al funzionario di origine napoletana, ma pescarese d’adozione l’arresto immediato, scattato invece tre settimane dopo. Una mossa investigativa necessaria per blindare meglio l’accusa attraverso un’ordinanza che custodisse anche le prove raccolte a Pescara dalla finanza guidata dal comandante provinciale Francesco Mora e e dal comandante del nucleo di polizia tributaria Michele Iadarola ed evitare che la competenza territoriale, a partire proprio dall’eventuale convalida, finisse a Roma.
A testimonianza di un periodo nero per l’Agenzia delle entrate, ieri, alle 11,30, la rottura di un generatore ha lasciato senza corrente gli uffici e i dipendenti sono stati mandati a casa.
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