Tangenti e appalti, spunta il 12° indagato

L’imprenditore che aveva confessato il pagamento di 10mila euro di mazzette accusa un’altra persona: scagionato D’Angelo
PESCARA. Si allunga l’elenco degli indagati nell’inchiesta sulle presunte tangenti per la ricostruzione a Bussi e Bugnara: da ieri, gli indagati sono saliti a 12. L’ultimo indagato sarebbe un altro professionista, vicino all’architetto arrestato Angelo Melchiorre, 61 anni di Bussi, a capo dell’Ufficio territoriale per la ricostruzione 5 di Bussi. Lo sviluppo di ieri è legato a un nuovo interrogatorio dell’imprenditore umbro Alberto Cirimbilli che aveva già confessato di aver pagato 10 mila euro di tangenti per assicurarsi i lavori della ricostruzione della scuola Clemente di Bugnara: in una confessione, Cirimbilli aveva detto di aver dato i soldi a una persona che era con Melchiorre, indentificandola con Antonio D’Angelo, 58 anni di Pratola Peligna, rup della scuola. Ma su questo passaggio c’è qualcosa che non torna: D’Angelo, finito anche lui ai domiciliari, ha presentato un certificato medico sostenendo che, nei giorni delle dazioni consegnate al ristorante, si trovava in ospedale. Per questo, il gip Gianluca Sarandrea ha disposto la decadenza dei domiciliari. Per ora, D’Angelo resta indagato. Ieri, Cirimbilli, di fronte alle foto mostrate dalla forestale, ha riconosciuto un’altra persona che, però, per lui era nota come D’Angelo: la persona riconosciuta sarebbe un tecnico fidato di Melchiorre. A questo punto, l’indagine mira a chiarire se qualcuno si sia spacciato per il rup a sua insaputa. Un passaggio chiave perché Cirimbilli aveva dichiarato di aver consegnato proprio a questa persona 5 mila euro «in pezzi da 100». Su questo, oggi, potrebbero arrivare delle novità.
Domani, a partire dalle 10,30 in tribunale a Pescara, inizieranno gli interrogatori dei 7 arrestati: oltre a Melchiorre e D’Angelo – il cui confronto con il gip e i magistrati potrebbe slittare –, saranno ascoltati Emilio Di Carlo, 54 anni, direttore dei lavori e progettista degli aggregati 43 e 45 del Comune di Bussi, Marino Scancella, 65 anni, architetto incaricato della progettazione dell’aggregato 30 a Bussi, gli altri tre arrestati, tutti umbri: l’imprenditore Stefano Roscini, 49 anni; l’ex colonnello dell’Esercito Giampiero Piccotti, 80 anni, il tecnico ed ex consigliere comunale del Comune di Gubbio Angelo Riccardini, 55 anni.
Tra gli arrestati, in una nota, l’imprenditore Roscini annuncia che risponderà alle domande. Durante l’interrogatorio si parlerà anche di un appunto scoperto in casa di Roscini e che, per gli inquirenti, dimostrerebbe che il 5% degli appalti sarebbe dovuto servire per la «politica». «L’assistito», dice l’avvocato Pietro Gigliotti, «avrà modo di precisare il significato del documento rinvenuto in sede di perquisizione».
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