Tar, la chiusura slitta di 9 mesi
Protestano i parlamentari, Colletti (M5S): così scompare un presidio di legalità
PESCARA. La commissione Affari costituzionali della Camera ha stabilito di posticipare di 9 mesi la chiusura della sede del Tar di Pescara, da ottobre 2014 a luglio 2015. Un emendamento al decreto sulla pubblica amministrazione prevede il salvataggio solo dei tribunali amministrativi regionali nelle città che hanno Corti d’appello. Quindi sarebbero salve le sedi di Salerno, Reggio Calabria, Lecce, Brescia e Catania e rinviata la soppressione di Pescara, Latina e Parma. La decisione dovrà essere votata dall’aula e, con tutta probabilità, sarà in calendario la prossima settimana. Il provvedimento, approvato durante la riunione notturna di martedì, fa scattare la protesta dei parlamentari abruzzesi, mentre il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha annunciato una riunione per domani mattina. Una «iniziativa tardiva» secondo Fabrizio Di Stefano (Forza Italia), che annuncia la presentazione di un emendamento per consentire il salvataggio dei tribunali con «un’alta produttività e un saldo economico positivo. Il Tar di Pescara», spiega, «rientra in tali parametri poiché possiede un’alta poduttività che ha comportato la riduzione dell’arretrato del 64% con un incasso derivante dal versamento del contributo unificato per il 2013 pari a 528.349 euro, a fronte di un budget di spesa di 167.633 euro».
«Il nostro Tar era il più efficiente d’Italia», denuncia il deputato Andrea Colletti del Movimento 5 stelle, «questa sciagurata decisione del Pd fa parte di un disegno che mira a impedire rapide decisioni a tutela della pubblica amministrazione. Oggi i Tar rappresentano uno dei pochi presidi di legalità dell’azione amministrativa. Il disegno di rendere legale l’illegalità si fa sempre più chiaro». «Siamo sostenitori convinti del decreto legge sulla pubblica amministrazione», commenta Renato Balduzzi (Scelta civica), «ma siamo perplessi per la soppressione, senza chiari criteri preventivamente condivisi, di questa o quella sezione staccata. È la mancanza di approfondimento sui criteri che rende la soluzione debole». Parla di «una scelta irrazionale che penalizza i cittadini» il deputato di Sel Gianni Melilla. (y.g.)

