Tariffe più care per la tassa rifiuti: scoppia la protesta degli esercenti

Il presidente della Fipe Confcommercio Miccoli contesta gli aumenti approvati mercoledì dal consiglio «Siamo delusi e arrabbiati per questa ulteriore stangata, sono a rischio chiusura tante imprese locali»
PESCARA. Scoppia la protesta degli esercenti per gli aumenti della Tari (in media del 5 per cento, ma con rincari maggiori per bar, ristoranti, pizzerie e pub) approvati mercoledì scorso dal consiglio comunale con i voti della maggioranza. Ieri, il presidente della Fipe Confcommercio Carlo Miccoli ha duramente criticato questa scelta.
«Siamo delusi e arrabbiati», ha detto Miccoli, «per gli aumenti della tassa sui rifiuti deliberati dal Comune di Pescara senza alcun coinvolgimento delle associazioni in merito al nuovo piano tariffario. Abbiamo letto sulla stampa che tali aumenti servirebbero per recuperare i maggiori costi della gestione dei rifiuti dovuti all’estensione della raccolta differenziata. Non sappiamo l’entità di tale recupero, ma in ogni caso non è pensabile che ancora una volta siano vessate le imprese del commercio e del turismo che già pagano una Tari fra le più alte a livello nazionale».
Da qui la contestazione. «Abbiamo dato ampia collaborazione al Comune di Pescara circa l’estensione della raccolta differenziata al centro cittadino e ad altre zone della città», ha affermato il presidente di Fipe, «pur consapevoli che ciò comporterà disagi e ulteriori adempimenti per le imprese che rappresentiamo. Lo abbiamo fatto, malgrado i sacrifici che dovremo affrontare nell’ottica di avere una città più bella e pulita, ma non si può pensare di scaricare i costi di tale operazione sulle imprese applicando aumenti superiori del 10 per cento a tariffe che già erano altissime per bar e ristoranti».
«Solo per fare degli esempi chiari», ha fatto presente Miccoli, «un ristorante di 300 metri quadrati andrebbe ora a pagare 6.500 euro per la raccolta dei rifiuti e un bar di 150 metri quadrati circa 3.000 euro senza avere neanche la cucina: un’assurdità rispetto al rifiuto effettivamente prodotto e un costo aziendale assolutamente insostenibile».
L’associazione dei pubblici esercizi della Confcommercio, dunque, si è detta molto preoccupata per l’applicazione delle nuove tariffe Tari. «Ricordo», ha aggiunto, «che il principio alla base dell’applicazione della Tari è chi inquina paga e dovrebbe quindi esserci proporzione tra la quantità dei rifiuti che si producono e quanto si paga. Teniamo presente che nei Comuni più virtuosi, laddove esiste già la pesatura puntuale dei rifiuti mediante codici a barre personalizzati, è risultato che la produzione dei rifiuti da parte delle imprese del commercio e del pubblico esercizio è nettamente inferiore alla presunzione posta alla base per il calcolo della Tari con il metodo a metro quadrato».
«Se può essere vero che ci sono dei costi per estendere la raccolta differenziata», ha sottolineato Miccoli, «è altrettanto vero che con l’incremento dei rifiuti differenziati si riducono i costi per il trasporto e lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Da questo dovrebbe scaturire un abbassamento delle tariffe Tari così come avvenuto in tanti Comuni che hanno incrementato la cosiddetta economia circolare».
«Abbiamo già subìto lo scorso anno un incredibile aumento delle tariffe per l’occupazione del suolo pubblico», ha concluso il presidente della Fipe Confcommercio, «e ora, senza alcun coinvolgimento preventivo, anche la mazzata degli aumenti della Tari. Un vero accanimento nei nostri confronti che provocherà la chiusura di tante imprese, già gravate dai costi aumentati di energia elettrica e materie prime».

