Tartaruga gigante uccisa dalle reti e poi spiaggiata

La Caretta caretta avvistata ieri vicino alla foce del Saline «Lunga oltre un metro, mai visto un esemplare così grande»
MONTESILVANO. Un esemplare gigante di Caretta caretta morta sulla spiaggia tra Montesilvano e Città Sant’Angelo. E’ questo il triste ritrovamento fatto ieri mattina nel tratto di litorale a nord della foce del fiume Saline e a sud di quella del Torrente Piomba.
La carcassa della tartaruga marina è stata notata da alcuni residenti che passeggiavano nella zona e che hanno immediatamente allertato l’associazione Nuovo Saline Onlus di cui conoscevano le attività a tutela della flora e della fauna del territorio adriatico. Sul posto sono quindi interventi alcuni volontari dell’associazione montesilvanese, tra cui il responsabile dello staff tecnico ambientale Gianluca Milillo, che purtroppo non hanno potuto far altro che constatare la morte dell’animale, dalle dimensioni davvero imponenti. «L'esemplare», sottolinea Milillo, «rappresenta il più grande di questa specie mai documentato nei pressi della foce del fiume Saline, con oltre un metro di lunghezza totale». Dopo essere intervenuti sul posto e aver verificato che la Caretta caretta era ormai morta, i volontari di Nuovo Saline Onlus hanno allertato le sale operative di Carabinieri Forestali e Capitaneria di Porto e il Centro Recupero Cetacei di Pescara, oltre al servizio veterinario della Asl di Pescara per tutte le procedure di rimozione della carcassa. Milillo riferisce poi le possibili cause della morte della tartaruga. «L’animale presentava vistose lesioni, verosimilmente causate dagli urti sugli scogli durante la mareggiata (post mortem)», spiega, «mentre l'esame necroscopico visivo iniziale fa ipotizzare che la morte sia avvenuta nelle ultime 48 ore e sia stata per asfissia causata da una rete da pesca: male abbondante sulla nostra costa che stermina questa specie protetta».
Nei giorni scorsi proprio il tecnico ambientale dell’associazione aveva messo in luce l’incivile comportamento di alcuni pescatori sportivi che, lasciando dietro di sé immondizia varia - come bottiglie, lattine e cartacce, o residui di strumenti utilizzati per la pesca, come reti e lenze - mettevano a repentaglio la vita degli animali del territorio, oltre alla qualità ambientale della costa adriatica. Milillo aveva anche mostrato la foto di un airone morto, rinvenuto sugli scogli del litorale montesilvanese, con il becco e parte del corpo intrappolato da una lenza. Per limitare questo tipo di comportamenti incivili e nocivi per l'ambiente, l'associazione aveva quindi lanciato un appello indirizzato ai pescatori sportivi affinché vigilassero, riprendessero e denunciassero i loro "colleghi" responsabili di questa immotivata forma di inquinamento.

