Tassi: comportamento anomalo, il lupo va catturato al più presto

14 Agosto 2023

Intervista all’ex direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dal 1969 al 2002 e biologo «Ci vuole l’analisi genetica sull’animale e niente spari: se ferito potrebbe essere più pericoloso»

Professor Franco Tassi, biologo ed ex direttore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise per oltre 30 anni, dal 1969 al 2002, che cosa sta accadendo sulla riviera vastese?
«È una vicenda che va interpretata in vari modi. Il lupo normalmente evita l’uomo perché associa il suo odore al pericolo. In Italia abbiamo oggi oltre 3mila lupi e non ci sono notizie di attacchi. I veri attacchi avvengono da parte dei cani, invece, qualcuno anche mortale, anche di quelli che sono tenuto in giardino».
Quindi quale idea si è fatto di questa vicenda?
«O non è un vero lupo, nel senso che dall’aspetto lo è ma geneticamente no, perché ha sangue di cane domestico. È una possibilità. Bisogna fare l’analisi genetica, magari partendo dagli escrementi, e che dirà se quello è un lupo al 100% o a no. Le foto che ho visto non davano chiarezza sull’animale. Altra potesi è che sia sì un lupo ma “deviato”. Succede quando iniziamo ad allevare un vero lupo, dandogli da mangiare e poi lo lasciamo in libertà: diventa così deviato e associa l’odore dell’uomo a quello del cibo. Potrebbe essere un lupo vero ma anche condizionato da un allevamento avvenuto per un periodo della sua vita».
Professor Tassi, quale suggerimento propone alla task force creata appositamente per risolvere questo problema?
«Intanto va assolutamente catturato e tenuto lontano dagli uomini perché si sta rivelando pericoloso. Escludo il fatto di sparargli, che è contro norma, ma è anche vero che così si rischia di ferirlo e di renderlo ancora più pericoloso. Bisogna catturarlo con del cibo in un recinto, come d’abitudine si fa in casi del genere».
Ci ricorda qualche particolare sulla gestione dell’area faunistica del lupo a Civitella Alfedena?
«Certo. A Civitella non ci sono mai stati problemi di aggressione all’uomo. Quando i lupi sentivano che il custode dell’area, a bordo della sua Fiat 500 si stava avvicinando, correvano verso di lui perché associavano l’odore dell’uomo al cibo e anche il rumore dell’auto. Ovviamente il custode non veniva aggredito perché era conosciuto. È chiaro che io non li avrei mai lasciati liberi quei lupi, anche se molta gente del posto diceva di farlo, ma sarebbe stato un errore su più livelli: per il depauperamento dell’area faunistica e poi perché si sarebbero avvicinati all’uomo visto che non erano autosufficienti a trovare il cibo da soli».
Come spiega che nel caso delle aggressioni di Vasto e San Salvo il lupo agisca soltanto di notte?
«Agisce di notte perché di giorno si sente meno sicuro. È relativo il fatto che animali del genere siano notturni. Da noi, comunque, sono quasi notturni perché di giorno si sentono disturbati. Si impone quindi la necessità di risolvere questo problema subito: non possiamo lasciare che la gente rischi continuamente di essere attaccata da questo animale».
La stupisce quindi questo comportamento anomalo?
«Certo che è inquietante. A meno questo esemplare non abbia del sangue di un cane aggressivo. È un enigma da risolvere ma anche da chiarire: le autorità si muovano. Esistono bravi veterinari ma devono partire subito con una iniziativa concreta».
Professore, torna spesso in Abruzzo?
«Il 18 agosto, alle ore 17, sarò a Palazzo Dorotea di Villetta Barrea per un colloquio sui boschi e su una prospettiva originale: si parlerà della pineta per un approccio diverso, per dire che albero e bosco sono fonte di benessere per l’uomo».
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